OLANDA IN BICI
diario del tour dell'estate 1985
Partecipanti (in ordine alfabetico!):
Anna
Bruno
Carla
Maria Grazia
Ornella
Rosanna
lunedì 5 agosto 1985
1° giorno - in auto - da casa a St. Dizier (Francia)
La sveglia è di buonora, verso le 3, in
quanto ci si deve trovare alle 4,15 a Pessano.
Partiamo "quasi" in orario.
La prima parte del percorso, in Italia, è molto scorrevole e arriviamo a Aosta
nella prima mattinata. Breve sosta e valichiamo la frontiera italo-francese
attraverso il tunnel del Monte Bianco. Le strade sono sempre abbastanza
scorrevoli ma il percorso è molto più tortuoso e attraversiamo diversi centri
abitati, in quanto abbiamo deciso di non prendere le autostrade, sia per
risparmiare, ma anche, soprattutto, per vedere un po' di paesaggio.
Verso mezzogiorno siamo a Nantua, sul percorso Chamonix - Bourg en Bresse -
Maçon, dove sostiamo verso mezzogiorno per un veloce spuntino.
Da Maçon incominciamo a dirigerci verso nord, in direzione di Dijon e poi di
Reims, dove prevediamo di arrivare verso sera.
Attraversiamo in continuazione regioni fertilissime, interamente coltivate.
Paesaggio dolce, piacevole, abbastanza mosso anche se le montagne oramai sono
lontane. Fino al ritorno ci mancheranno.
Si fa tardi, decisamente non ce la faremo a raggiungere Reims. Decidiamo di
fermarci un centinaio di chilometri prima, a St. Dizier, una cittadina della
Haute Marne. Arriviamo verso le 19 ma dobbiamo gironzolare per quasi un'ora per
trovare l'ostello.
L'impatto con l'ostello è abbastanza tragico: due baracche in legno, stile
Mauthausen. L'interno mitiga un po' l'impressione molto negativa. Ci assegnano
uno stanzone tutto per noi.
Prima di andare a letto, un salto in paese per sorseggiare delle tisane calde
(tilleuil et verveine). Poi tutti a nanna per un riposo veramente meritato, in
quanto siamo tutti "cotti" per il lungo viaggio, più di 850 chilometri!

martedì 6 agosto 1985
2° giorno - in auto - da St. Dizier a Amsterdam (Purmerend)
Ci fermiamo a Reims per fare colazione e visitare la
famosa cattedrale. Veramente notevole, meritava la visita.
Andiamo verso il Belgio utilizzando le dipartimentali: un percorso un po'
tortuoso ma molto interessante. Attraversiamo il Belgio senza sostare (alla
frontiera con la Francia non ci hanno fermato e quella con l'Olanda non esiste).
Siamo rimasti colpiti dal vedere che le strade statali e persino le autostrade
sono illuminate anche in pieno giorno. Robe da Belgi!
La segnaletica non sempre chiara e la decisione di non prendere le autostrade ci
fanno tribolare nell'attraversamento delle città.
Arriviamo a Amsterdam verso sera. Fatichiamo non poco a trovare un parcheggio
vicino alla stazione e ci rechiamo all'ufficio turistico per trovare una camera,
dal momento che gli ostelli della città sono al completo. Le camere economiche
sono già state prese, prendiamo quindi la decisione di uscire dalla città e di
puntare verso Vollendam. Andando a riprendere la macchina per rimetterci in
viaggio ci imbattiamo nello strano e triste spettacolo delle donne in vetrina.
Dopo aver superato le solite difficoltà per uscire dalla città (forse dovremmo
seguire un corso di orientamento) raggiungiamo la periferia ovest, la zona
industriale e portuale, e arriviamo a PURMEREND. Dopo alcuni infruttuosi
tentativi, riusciamo finalmente a trovare un ristorante-hotel a buon mercato. Il
gestore, squisitamente gentile, accetta anche di prepararci una cena, nonostante
l'ora tarda. Ceniamo infatti alle 22,30!! Zuppa di verdure, omelette di vario
tipo, birra Hamstel, caffè.
Le camere sono piccole ma molto pulite.


mercoledì 7 agosto 1985
3° giorno - preparativi e visita dei luoghi
Dopo una colazione veramente abbondante (pane di tre
tipi e fette biscottate, uova, prosciutto affumicato, formaggio, burro [o
margarina], marmellata, caffè, panna) ci dedichiamo alla scoperta di Purmerend e
alla ricerca delle bici da noleggiare per il giorno successivo.
Purtroppo a Purmerend centro non riusciamo a trovarle, su segnalazione
dell'ufficio del turismo ci rechiamo a Purmerend nord dove troviamo un grosso
negozio in grado di soddisfare le nostre esigenze.
Nel pomeriggio ritorniamo a Amsterdam, dedichiamo un bel po' di tempo alla
visita del Ryksmuseum che raccoglie molte opere di Rembrand. Moltissimi però
anche i dipinti, gli oggetti in legno e in ceramica provenienti dall'Italia.
Figurano infatti tele del Beato Angelico, del Tintoretto, del Canaletto, tanto
per citare alcuni dei nostri artisti.
Ci spostiamo poi a piedi verso il centro. Decidiamo di riposarci un po' con un
giro in battello, dal quale scopriamo una parte della città. Riprendiamo il
nostro vagabondare attraverso viuzze pittoresche con molti negozi. Ci spingiamo
anche nel quartiere più malfamato, dalle parti della stazione, ma lo lasciamo
presto per evitare spiacevoli incontri.
La fame si fa sentire, ci rifugiamo in un ristorante norvegese dove per soli
fiorini 29,50 possiamo mangiare tutto quello che vogliamo [il cambio di allora
era all'incirca di 600 lire per un fiorino; il pranzo costava 17.500 lire,
ovvero 9 euro]. Assaggiamo un po' di tutto ma ci stanchiamo presto, anche perchè
molti piatti non sono che variazioni delle solite insalate di vario tipo.
Tutto sommato Amsterdam, perlomeno come primo impatto, non ci ha entusiasmato:
traffico intenso, balordi di ogni tipo un po' dovunque, balordi e teppisti in
alcune zone, non moltissimo da vedere dal punto di vista artistico. Le
caratteristiche case "a pignon" tutto sommato sono molto simili e non hanno
niente da spartire con i favolosi palazzi di Venezia e le sue pittoresche calli.
La "Venezia del nord" ha in comune con la nostra Venezia solo l'acqua. Inoltre
poche case hanno le fondamenta nell'acqua, a differenza di Venezia.

giovedì 8 agosto 1985
4° giorno - 1^ tappa in bici - circa 60 km.
Oggi iniziamo finalmente a spostarci in bici. Siamo
tutti ansiosi di cominciare la nostra avventura.
La partenza è però alquanto laboriosa. Andiamo in macchina al negozio di bici,
le prepariamo e due di noi riportano le macchine davanti all'hotel, dove
rimarranno parcheggiate per tutta la durata del tour. Purtroppo ancora una volta
gli autisti sbagliano strada, prendono la direzione sbagliata in autostrada e
fanno una trentina di chilometri a vuoto. Fortunatamente il gentilissimo gestore
dell'hotel accompagna poi in auto gli "chauffeurs" a raggiungere il resto del
gruppo in attesa davanti al negozio.
Siamo in fortissimo ritardo, qualcuno si spaventa all'idea di raggiungere la
meta programmata, NOORDWIJK , a sud-ovest di Amsterdam, sull'Atlantico. Il
gestore ci ha detto che avremmo dovuto percorrere circa 75 km., un po' troppo
per la prima tappa e con una partenza molto ritardata [non ho preso nota
dell'ora di partenza, ma credo verso le 11]. Decidiamo quindi di andare verso
l'Atlantico senza però scendere troppo verso sud, rimanendo più a nord di
Noordwijk.

Dobbiamo fare subito il conto con due ostacoli,
uno passeggero (un forte vento) e l'altro invece costante, almeno per tutta la
prima tappa: la grossa difficoltà di individuare il percorso esatto nelle zone
densamente abitate, anche perchè al momento siamo sprovvisti di cartine
dettagliate. In questo modo i chilometri teorici vengono aumentati.
Puntiamo ad ovest di Purmerend, attraversando una zona ricca di canali,
bellissima dal punto di vista paesaggistico, e un paio di villaggi senz'altro
meritevoli di una visita.
Finalmente prendiamo contatto con la vera Olanda, quella dei canali, dei grandi
pascoli verdi, delle stradicciole senza traffico e delle piste ciclabili in
piena campagna, lontane dal traffico. Una atmosfera di pace, di serenità che ci
"carica", anche se dobbiamo pedalare controvento.
Nei pressi di Haarlem qualcuno (una a caso) ha invece sperimentato la forte
sensazione che si prova cozzando brutalmente contro un'auto in sosta. [Chissà
dov'era con la testa!] Spavento, una grossa botta, ma per fortuna niente di
grave. Ancora una volta sperimentiamo la straordinaria cortesia degli abitanti
di questo Paese, che si fanno in quattro per aiutarci.
All'inizio di Haarlem, non lontano dalla statua che immortala il ragazzino che
salvò il paese dall'inondazione tenendo un dito nel foro della diga, facciamo
sosta per il pic-nic in un parco giochi per bambini; attraversiamo poi la città
per dirigerci ad ovest, verso OVERVEEN, scelta come meta della nostra tappa in
sostituzione di Noordwijk.
Purtroppo però l'ostello è completo, ci indirizzano più a nord, esattamente a
HEEMSKERK. Ancora una volta riusciamo a raddoppiare i chilometri, facendo non so
quali giri viziosi: per un percorso teorico di una quindicina di chilometri
impieghiamo circa due ore!
Arriviamo all'ostello, sistemato in un castello, alle 20,00
L'ostello è invaso dagli italiani; facciamo la conoscenza di tre gruppi, ma ce
ne sono altri. Si sente parlare solo italiano.
Nota: probabilmente con i chilometri percorsi saremmo
arrivati alla meta originale, o almeno molto vicino. Peccato non avere un
contachilometri su almeno una bici!

venerdì 9 agosto
5° giorno - 2^ tappa in bici - circa 50 km.
Decidiamo di ritornare a Haarlem per visitarla e poi di
puntare a nord verso EGMOND, 2^ tappa prevista.
Un po' perchè conosciamo già in parte il percorso, in parte perchè le
indicazioni per Haarlem sono chiare, riusciamo a non perdere la strada.
Arriviamo alla periferia della città molto in fretta, ma l'attraversamento è
lunghissimo e noiosetto. Il centro è interessante: vie pedonali con molti
negozi, fiancheggiate dai tipici palazzi di pietra scura sormontati dal pignon.
Ci rifocilliamo in una boulangerie con molte cose buone, soprattutto specialità
francesi. Poi sosta in piazza per una birra (olandese, naturalmente!) e visita
alla chiesa protestante. Molto bello l'organo (ci ha suonato pure Mozart!);
caratteristico il pavimento, formato praticamente dalle pietre tombali che
coprono le sottostanti tombe. L'usanza di seppellire i morti in chiesa
evidentemente è stata conservata a lungo dalla Chiesa protestante, in quanto le
ultime iscrizioni risalgono al 1700. Nonostante le pietre tombali siano delle
stesse dimensioni, quelle dei poveri sono contraddistinte da un numero, quelle
dei ricchi da epigrafi e incisioni raffiguranti stemmi o figure araldiche. Ci
sono poi nella cripta alcune pietre più grandi: evidentemente sotto di esse
giace qualche personaggio importante dell'epoca.

Lasciamo Haarlem verso le 14, accompagnati da uno
strano tipo, da 180 [la legge del 1978 sui manicomi e sui problemi di salute
mentale], come dice Maria Grazia (Anna, smetti di tampinare i passanti per
chiedere informazioni!).
Traghettiamo per la terza volta il canale a nord di Haarlem, ripercorriamo in
parte la strada di ieri, poi ci inoltriamo decisamente a nord. La tappa odierna
supera certamente i 50 chilometri, non molto meno di quella di ieri.
A una decina di chilometri da Egmond, quando ci fermiamo per le provviste,
incomincia a piovigginare. Ma fortunatamente smette quasi subito.
All'ostello, molto bello, ci assegnano 2 camere a 4 letti: magnifico! Una bella
doccia calda e poi scendiamo per la "cena secca" a base di pane nero, rostbeaf,
formaggio e uva. Il fatto di evitare i ristoranti (finora abbiamo pranzato in
ristorante solo due volte) ci fa risparmiare parecchio. Dall'elaborazione dei
dati relativi alle spese sembrerebbe che la media giornaliera di spese
pro-capite sia sotto le 35.000 lire [circa 18 €], compreso le spese del viaggio
di andata!! Qualcuno propone di ridurre progressivamente le uscite fino ad
arrivare a una spesa = 0; ma c'è anche chi pensa di guadagnare anzichè spendere.
Resi euforici dai risultati dei calcoli, stasera ci diamo agli stravizi: oltre
alle bevande calde (5 tazze di caffè e una tazza di cioccolata riscaldata) ci
offriamo anche un bicchiere di Porto e un bicchiere di Sherry, da dividere
equamente tra sei persone, astemi e non astemi.
Ma domani ritorneremo in riga. Promesso!!

sabato 10 agosto 1985
6° giorno - 3^ tappa in bici - circa 60 km.
Tappa abbastanza impegnativa. Dobbiamo infatti
raggiungere l'isola di Texel con un percorso di circa 60 chilometri. Il tempo
non promette nulla di buono, sta piovendo. Aspettiamo un po', poi, visto che
sembra smettere, partiamo.
Le indicazioni sono abbastanza chiare, ma riusciamo ugualmente a perderci a
Bergen. La prima parte del percorso è decisamente bella, poi prendiamo la
ciclabile che corre a fianco della statale. Dopo un po' ci stanchiamo perchè il
paesaggio è piuttosto monotono e il traffico della statale è intenso. Decidiamo
di correre il rischio di perdere ancora la strada a causa dell'attraversamento
di alcuni paesini e puntiamo decisamente verso l'oceano.
Decisione felice! Non solo imbocchiamo la strada giusta, ma il nuovo percorso è
veramente very beautiful. Arriviamo infatti alla prima diga costiera, in terra,
alta tre o quattro metri; saliamo in cima e scendiamo dall'altra parte, sul
mare. Crea sempre una certa emozione, anche in chi non è al primo contatto con
l'oceano. La pista ciclabile fiancheggia poi una strada panoramica, con poco
traffico. Mettiamo e togliamo più volte i nostri k-way, poi verso Callantsoog
incomincia a piovere sul serio e decidiamo di fermarci, anche perchè la fame si
fa sentire.
Troviamo uno snack dove finalmente possiamo gustare dell'ottimo pesce fritto con
patate e verdure, il tutto con salse, come in Francia.
Usciti dallo snack entriamo in un bar per un buon caffè olandese, con
l'immancabile melk-coffee e un biscottino incartato. Non ci decidiamo a uscire
perchè continua a piovere, a volte anche con forti scrosci. Colei che aveva
urtato la macchina approfitta della sosta per far vedere la bici a un ciclista:
la forcella è seriamente danneggiata, occorre sostituirla per prevenire un
futuro incidente, quasi certo a detta del ciclista.
Il primo gruppetto di quattro persone riparte sotto la pioggia, le altre due
seguiranno a breve distanza, dopo che la bici sarà stata riparata.
La pista ciclabile lascia la strada e si inoltra solitaria in mezzo alle dune;
la possiamo identificare facilmente grazie alle nuove carte dettagliate a scala
1:50.000 che ci siamo procurate. Meglio tardi che mai!
La pista sale e scende continuamente tra le dune di sabbia coperte da
vegetazione, ma la pendenza da superare è sempre minima; solo il vento frena la
nostra corsa.
Nell'ultima parte verso DEN HELDER, da dove partirà il traghetto per l'isola di
TEXEL, la pista corre direttamente sulla spiaggia. Splendido. Il percorso di
oggi è stato veramente molto piacevole, emozionante.
A Den Helder, prima di traghettare prendiamo qualcosa di caldo in una pizzeria
gestita da sardi. Alle 18.30 saliamo sul traghetto, una vera nave, stavolta. La
traversata dura una decina di minuti, poi pochi chilometri per arrivare a DEN
BURG, la nostra meta odierna. Un po' più laborioso trovare l'ostello, in quanto
il nome sui cartelli è diverso da quello riportato nella nostra guida.
L'impatto è quasi drammatico: una fortissima puzza (disinfettante?), coperte
polverose, camerate e servizi squallidi. L'unica nota positiva è che siamo tutti
nella stessa camerata, ma la prospettiva di passarci due notti non ci
entusiasma.
Sistemiamo i bagagli e i letti e poi ritorniamo in paese per cenare: un'ottima
pizza in una pizzeria italiana. La media della spesa pro-capite tende a salire.
Pericolosamente. Che spendaccioni! Domani digiuno.


domenica 11 agosto 1985
7° giorno - 4^ tappa in bici - 30/40 chilometri
Ci dedichiamo all'esplorazione dell'isola di TEXEL,
probabilmente uno dei posti più belli dell'Olanda.
Ci alziamo tardi, giusto in tempo per la colazione delle 9.30
Il piede di Maria Grazia, che ieri le faceva male, pare vada meglio.
A proposito di ieri, in pizzeria la pizza e la birra hanno stimolato la nostra
vena filosofica. Abbiamo dissertato a lungo sul tema proposto dalla novella
Pazzaglia: dietro la tolleranza degli olandesi non si celerà forse una certa
indifferenza?
Ma ritorniamo a Texel. A colazione abbiamo avuto solo the, per cui prima di
partire ci fermiamo in un accogliente bar, alla faccia dei propositi di ieri;
tra l'altro la barista è molto simpatica e conversiamo volentieri.
Partiamo e prendiamo la direzione della costa occidentale. La ciclabile si snoda
tra dune e boschi, staccata dalla strada. La meta, ovvero la punta nord
dell'isola, non è lontana. Ci arriviamo attorno alle 13, facciamo pic-nic e ci
riposiamo abbastanza a lungo.
Al ritorno verso l'ostello le strade si dividono: alcuni preferiscono il
percorso più breve, la strada all'interno, altri invece vogliono continuare a
costeggiare il mare lungo la costa occidentale.
Per tutti comunque il ritorno è molto faticoso, perchè il forte vento contrario
ostacola moltissimo la marcia. Arriviamo appena in tempo per la cena.
il piede di Maria Grazia è stato messo a dura prova dallo sforzo, le fa molto
male. Cerchiamo un dottore, ma ci dicono che bisognerà attendere il mattino
successivo (è domenica!).
Anna e Carla sono di corvée: assieme a degli americani devono lavare i piatti di
tutti.
[a distanza di anni è dura ricordarsi: probabilmente abbiamo cenato all'ostello]


lunedì 12 agosto 1985
8° giorno - 5^ tappa in bici - circa 80 chilometri
Andiamo subito dal dottore per il piede di Maria
Grazia. Il responso è scoraggiante: tendinite, una o due settimane di riposo.
Parla anche della necessità di applicare una suola speciale.
Siamo giù di corda, decidiamo di raggiungere comunque il traghetto, poi si
vedrà.
Il vento sempre forte e contrario, con spruzzate di pioggia, con contribuisce
certo a sollevare il morale.
Dopo la traversata, a Den Helder vediamo il negozio di un ciclista, Anna entra
ed espone il problema: il pedale è troppo lontano, il piede lavora di punta,
sforza, ed il tendine si infiamma. Con nostra grande sorpresa il ciclista ci
prospetta una semplice soluzione: applicare al pedale un aggeggio che lo
avvicina al piede. Il piede non forza più, il tendine non si infiamma più!
Decidiamo di festeggiare concedendoci un pranzetto in un ristorante, visto che
oramai è mezzogiorno passato.
Poi verso Den Oever, l'imbocco della grande diga. Negli ultimi chilometri
abbiamo vento a favore, la "tapasciata" [andatura a velocità piuttosto sostenuta
e regolare] rende molto, si fila veloci senza faticare.
Ma ancora una volta un incidente rischia di rovinare la giornata: un sorpasso
azzardato, le borse si urtano e una di noi (una a caso) finisce a terra con una
bella sbucciatura sul ginocchio. Solo spavento, fortunatamente.
Arrivati a Den Over, visto che il vento è sempre a favore, decidiamo di
percorrere la grande diga, lunga circa 30 chilometri.
Sapere che siamo correndo su una strada in aperto mare è certamente molto
emozionante, anche se non ci si rende conto di ciò in quanto la strada è larga,
a quattro corsie, e la ciclabile, nettamente separata dalla strada, scorre sotto
la solita duna artificiale. Per vedere il mare aperto occorre lasciare le bici e
salire sulla duna; lo facciamo ogni tanto, anche per fare delle foto.
Viaggiamo sempre ad andatura spedita, il 30 chilometri sono percorsi in un paio
d'ore e verso le 19 siamo dall'altra parte, a Zurich [località non riportata
sulla cartina, ma contrassegnata dalla stella rossa].
Abbiamo percorso circa 65 km. per cui appena vediamo una scritta "zimmer frei"
ci buttiamo subito.
Siamo fortunati, è una tipica fattoria olandese in mezzo alla campagna:
incantevole!


C'è però un piccolo problema: non abbiamo fatto provviste e abbiamo fame. Dopo
tentennamenti a causa della stanchezza decidiamo di andare a Makkum in uno
snack; tra andata e ritorno sono altri 12 chilometri, per cui il totale arriva
sugli 80. WOW!

martedì 13 agosto 1985
9° giorno - 6^ tappa in bici - circa 50 chilometri
Ritorniamo alle abbondanti colazioni. Camere pulite,
lenzuola, colazioni che sono pranzi: le zimmer sono decisamente più convenienti
dell'ostello. Per 50 fiorini di differenza (150 fiorini la zimmer, 100 fiorini
l'ostello, mediamente) ne vale decisamente la pena!
[ho riportato il prezzo per il nostro gruppo, di 6 persone; prezzi medi
individuali: 16 fiorini l'ostello, 25 fiorini la zimmer; per i valori attuali
ricordare che 1 fiorino valeva circa 600 lire, ovvero circa 0,30 €].
Per ritemprarci dalla fatica di ieri facciamo la "grasse matinée": colazione
dopo le 9, partenza alle 10.30 Rob de sciuri!
Ripartiamo verso Makkum, poi riprendiamo la costa verso Workum e
Hindeloopen, un graziosissimo villaggio dove si dipinge il legno, i classici
zoccoli e altri oggettini. Comperiamo della frutta, le provviste per la sera e i
regalini d'obbligo. La sosta a Hindeloopen è lunghetta, arrivati alle 13 circa
ripartiamo alle 16.00
Riprendiamo la costa con una deviazione per Stavoren (non segnato sulla
piantina, sulla punta con la scritta Zuidermeer
Polder) per vedere un mulino segnalato che però non
riusciamo a trovare. Poi Warns e poi Hemelum con una breve sosta. Il
paesaggio cambia. Ci siamo allontanati, anche se di poco, dal mare e siamo in
aperta campagna (più o meno al zona indicata come
Bremerwildernis); molte fattorie tipiche, con
l'abitazione attaccata alla stalla ma differenziata dal tipo di tetto: le tegole
della stalla sono infatti ricoperte da paglia trattata e pressata. A proposito
delle abitazioni: sono quasi tutte molto piccole, squadrate, una specie di cubo
con il tetto molto spiovente. Soggiorno e cucina al pianterreno, stanzette
piccolissime al primo piano, una o due camerette anche nel sottotetto. L'interno
tutto rivestito di legno con scale ripidissime.
Partiamo verso Lemmer, una località di Lemsterland. Ci arriviamo attorno alle
20.00 per cui cerchiamo una zimmer. La troviamo quasi subito, la padrona di casa
è gentilissima, ci offre subito caffè e the. Cena fredda all'aperto,
conversazione (un po' difficoltosa, in tedesco) col marito e il fratello della
signora, quest'ultimo un tipo da 180 (se hai letto le altre tappe sai cosa
significa, altrimenti cerca nel 5° giorno). Il marito vorrebbe "noleggiare" per
il cognato una delle donzelle del gruppo "er habt viel geld", "ha parecchi
soldi", ma l'offerta viene lasciata cadere, nessuna la raccoglie.


mercoledì 14 agosto 1985
10° giorno - 7^ tappa in bici - circa 40 chilometri
La colazione è ultra abbondante: tre tipi di salumi,
formaggio, tre tipi di pane, due tipi di dolce, fette biscottate, uova, codette
di cioccolato, margarina, marmellata, caffè, panna.
Imboschiamo qualche uovo e tre sandwiches (o sanguis, in dialetto brianzolo).
Prima del commiato, foto di gruppo con signora e marito. Poi finalmente la
partenza. Oggi siamo in anticipo, rispetto a ieri: sono solo le 10.20
Questa volta ci allontaniamo veramente dal mare, puntiamo all'interno verso
Kuinre seguendo una bella strada alberata, la lasciamo per una stradina sperduta
in mezzo alla campagna e proseguiamo poi per una bellissima ciclabile (un po'
strettina per la verità) che fiancheggia un canale e attraversa decine di
canaletti su ponticelli.
Sosta per il pranzo a base di frutta, brevissima in quanto le numerose zanzare
ci stanno letteralmente divorando.
Seguiamo ancora il canale con la strada che ora si fa più larga, sotto un sole
cocente e con l'aria afosa.
Poi la variante più interessante della giornata: in sentierino sabbioso perso
tra i campi di granoturco, con le ruote delle bici che affondano. A un certo
punto affondano così tanto che non si può pedalare, occorre continuare. La
deviazione (i maligni, anzi, le maligne la chiamano "errore") ci ha portato
fuori strada. Puntiamo su Steenwijk e poi, su ciclabile che affianca la statale,
su GIETHOORN, chiamata la "Venezia del Nord", dove dovremmo sostare almeno
un'ora. Poco prima del paese la fatidica scritta (zimmer frei) ci induce a una
breve indagine. Si tratta di una casa prefabbricata, con soggiorno e cucina, da
dividere solamente con due olandesi di passaggio. Decidiamo di fermarci, anche
perchè il tempo non promette nulla di buono.
Saggia decisione! Nel giro di pochissimi minuti il cielo già cupo diventa
scurissimo, nero, inizia a piovere a dirotto. Ma fortunatamente siamo al riparo.
Una bella doccia calda e poi tutti a mangiare, al ristorante.
Il temporale, violento anche se è durato poco, ha sradicato numerosi alberi. Più
che un temporale è stato qualcosa come un tifone.
La cena è buona: zuppa di pomodori come entrée, poi bistecca o pollo o pesce con
contorno abbondante di verdure varie e patate, gelato con panna per finire.
Al rientro nella nostra casetta i nostri amici olandesi (una giovane coppia)
stanno guardando la tele. Ci sediamo con loro in salotto a vedere il
telegiornale, ovviamente in lingua olandese. Qualcosa riusciamo a capire. Si
parla anche dei danni che il vento violento ha causato nella zona tra Amsterdam
e Utrech.
"Dobbiamo" gradire un po' di porto, della birra, patatine al curry e un misto di
frutta secca (uvetta, noccioline, noci ecc.)
Il cattivo tempo ci ha fermato prima del previsto. Oggi abbiamo fatto solo una
quarantina di chilometri.


giovedì 15 agosto 1985
11° giorno - 8^ tappa in bici - circa 80 chilometri
Oggi in Olanda incominciano le scuole. Lo constatiamo
di persona quando passiamo accanto agli edifici scolastici.
Oggi ci siamo alzati prima del solito, alle 8, per partire presto. Per la
colazione abbiamo dovuto attendere un po' e siamo partiti verso le 9.30 - Non
tanto presto come avremmo voluto, ma accontentiamoci.
Facciamo un percorso che ci permette di capire perché Giethoorn è chiamata la
"Venezia del Nord": la pista ciclabile costeggia un canaletto e ne attraversa
molti altri, con continui saliscendi; sui canali si specchiano le tipiche case
olandesi, graziose, col loro giardinetto fiorito estremamente curato.
Puntiamo poi verso Genemuiden (sulla cartina Zwartewaterland)
con un percorso panoramico attraverso i laghi. Perdiamo Anna e Carla, ma poi le
ritroviamo. Pazienza, sarà per un'altra volta.
Seguiamo poi la pista ciclabile, sempre immersa nella campagna, verso KAMPEN.
Qui sostiamo brevemente. La città è carina e meriterebbe una visita più
accurata, ma abbiamo poco tempo e preferiamo limitarci a percorrere un paio di
vie pedonali del centro.
Il percorso verso ELBURG segue invece il Dronte meer, una sorta di fiordo lungo
un centinaio di chilometri.
A Elburg ci fermiamo facciamo una sosta un po' più lunga, mangiamo della frutta
e ci fermiamo in un caffè per gustare finalmente la famosa torta di mele
olandese, dal gusto simile a quello dello strudel.
E' una bella cittadina, con molte case vecchie " a pignon" - Ha la conformazione
della cittadella medioevale, con porta di ingresso attraverso una torre
fortificata.
Seguiamo poi il Veluwem meer (sempre lo stesso fiordo) verso HARDERWIJK, meta
della giornata.
Siamo un po' stanchi, non vediamo l'ora di trovare una zimmer. Due signore
gentilissime (come sempre!) ci accompagnano da una affittacamere; non ha posto,
allora telefonano ad un altro affittacamere, un signore che ci raggiunge
in macchina per indicarci la strada. Lo seguiamo con le nostre bici per due o
tre chilometri.
Le zimmer, soprattutto i servizi, sono a un livello un pochino inferiore
rispetto alle altre, ma sono comunque abbastanza confortevoli.


Prima di godere del meritato riposo ci sediamo attorno
al nostro novello Pazzaglia per ascoltare riverenti le profonde considerazioni
filosofiche partorite dalla sua mente superiore. Oggi abbiamo imparato le nuove
categorie secondo le quali deve essere diviso il genere umano, in particolare la
società olandese: vulgus vulgus, vulgus, vulgus evolutus, evolutus, evolutus
evolutus.

venerdì 16 agosto 1985
12° giorno - 9^ tappa in bici - circa 60 chilometri
Partenza da Harderwijk come al solito di buon mattino,
ovvero verso le 10,30
Riattraversiamo il fiordo, in direzione ZEEWOLDE. Lì troviamo un ambulatorio
medico dove Maria Grazia può finalmente ritornare a sentire, riprendendo il
contatto con il mondo esterno.
Visto che è tardi, ci fermiamo a mangiare in uno snack.
Verso ALMERE per circa 30 km. la strada segue ancora il fiordo. Vediamo solo
acqua, acqua, acqua con la campagna sulla nostra destra.
Ad Almere arriviamo verso le 17 - Ci fermiamo per cambiare un po' di lirette e
per fare la spesa.
Ripartiamo verso le 18 perchè a quell'ora tutti i negozi chiudono e il centro
commerciale (inteso come centro della città con i negozi) si spopola.
Verso Muidenberg inizia a piovere. Ci fermiamo per cercare una camera, ma non ce
ne sono di libere. Anche gli hotel sono pieni per via di una gara di
triatlhon (corsa in bici, a piedi e nuoto).
Il gestore dell'hotel a cui ci rivolgiamo ci indirizza a S. Graveland [con la
ricerca di "mapquest" non ho trovato tale località; presumibilmente a sud di
Muiden, il cui territorio è indicato dalla stella nella piantina], dove ci sono
camere libere in un hotel. Ci dice che la distanza è di 5-6 chilometri, in
realtà sono più di 10
Fortunatamente le camere (tre doppie) ci sono, anche se sono un po' più care
(42,5 fiorini a persona). La sistemazione però è ottima, le camere sono dotate
di w.c. e doccia [adesso è la norma, ma nel lontano 1985 ...]
Ceniamo a base di panini in una camera trasformata per l'occasione in "camera da
pranzo". Dobbiamo offrire uno strano spettacolo a chi ci vede salire le scale
dell'albergo, con i nostri borsoni da bici e le borsette in plastica della
"Despar" con i generi alimentari. Dopo la cena tutti a nanna, dopo aver fatto un
po' di conti.
Domani si rientra a Purmerend!


sabato 17 agosto 1985
13° giorno - 10^ e ultima tappa in bici - circa 50 chilometri
Ultimo giorno in bici, è il decimo.
La colazione è ottima e abbondante, la migliore in assoluto. Abbiamo anche
l'uovo fritto e il bacon, oltre alle solite cose. Abbiamo anche un buon succo
d'arancia che spinge qualcuno a furtivi bis (furtivi nel senso che "fregano" il
succo lasciato nelle caraffe sugli altri tavoli dal cameriere).
Quando partiamo ha appena smesso di piovere. Facciamo una variante molto bella,
un percorso tra gli stagni pieni di ninfee. Peccato siano ancora chiuse. Poi
prendiamo la strada in direzione di Muiden.
Puntiamo poi direttamente su Amsterdam. Incomincia a piovere seriamente, ma non
ci fermiamo. Via sotto la pioggia! Il ritmo delle pedalate aumenta, forse perchè
la meta si avvicina, ma soprattutto per la paura di prendere freddo. Infatti lo
sforzo fisico mantiene il corpo caldo anche sotto la pioggia.
Costeggiamo Amsterdam sud e puntiamo poi a nord attraversando due grossi canali.
La prima scritta "Purmerend" è accolta con gridolini di soddisfazione.
Non ci sembra vero,eppure in dieci giorni abbiamo percorso circa 600 chilometri.
Niente male per chi è alla prima esperienza di un tour in bici.
Arriviamo a Purmerend dopo le 14.00 - Siamo partiti alle 9.30 e abbiamo pedalato
senza soste.
La riconsegna delle bici non presenta problemi, anche se abbiamo avuto qualche
piccolo inconveniente: una pompa mancante, un paio di paraschizzi eliminati
perchè rotti, un parafango storto.
In taxi raggiungiamo il nostro accogliente alberghetto.
Poi, dopo una breve sosta per portare i bagagli nelle camere, una puntatina
veloce in auto a VOLLENDAM per comprare qualche regalino o ricordino. Vollendam
è una cittadina piena di negozietti che vendono i soliti orribili oggetti per i
turisti. Cerchiamo di comprare quelli più passabili, poi ritorniamo "a casa" per
festeggiare con un'abbondante cena (crepi l'avarizia!) la nostra avventura.


Il
percorso del nostro tour (approssimativo)


domenica 18 agosto 1985
14° giorno - Amsterdam e inizio rientro (confine Germania)
Un'ultima visita ad Amsterdam. Prima gironzoliamo tra i
negozi di souvenir per gli ultimissimi acquisti, poi andiamo a vedere il museo
Van Gogh che raccoglie molte opere del celebre pittore fiammingo.
Lasciamo Amsterdam nel tardo pomeriggio, verso le 18.00
Prendiamo l'autostrada e puntiamo prima verso ARNHEM, poi verso la Germania.
Non molto oltre il confine troviamo una Gasthause (pensione) dove ci
rifocilliamo. Ci alziamo da tavola per raggiungere le nostre tavole, ma veniamo
rincorsi dal gestore che reclama il pagamento della cena. che figur!! Non
abbiamo potuto appurare se perchè non si fidava della nostra solvibilità oppure
se la gestione del ristorante era diversa da quella della pensione.

lunedì 19 agosto 1985
15° giorno - la Foresta Nera seguita da disavventura
Riprendiamo l'autostrada per scendere il più possibile
a sud, verso KARLRUHE; usciamo a BADEN BADEN dove sostiamo per una pizza.
Prendiamo poi la nazionale 500 che ci porta a sud attraverso la Foresta Nera.
Una deviazione decisamente interessante, quasi obbligatoria. Verso FREIBURG
decidiamo di cercare dove pernottare.
La Fiat 127, accostando a destra per permettere la lettura del fatidico cartello
"zimmer frei" finisce con due ruote in un fossetto, mimetizzato dall'erba alta,
e si adagia su un fianco. La solita squisita cortesia, questa volta di marca
tedesca, ci viene in aiuto: un ragazzo con un furgoncino ci toglie dai guai
trainando la 127 per rimetterla sulla carreggiata.
Poco dopo troviamo un'altra Gasthause dove passare la notte. La proprietaria è
di una gentilezza commovente. In bocca sua anche i suoni gutturali del tedesco
si addolciscono e si ingentiliscono.

martedì 20 agosto 1985
16° giorno - ultima tappa con imprevisti
Ultimo giorno di viaggio. Contiamo di essere a Porlezza
nel primo pomeriggio, ma non abbiamo fatto i conti con gli imprevisti in agguato
e col fatto che ci separano dalla meta ancora quasi 600 chilometri.
Buona parte della mattinata trascorre nella vana ricerca di pneumatici nuovi per
la 127, in quanto quelli posteriori sono malridotti e, oltre a non dare
affidamento, potrebbero procurare multe salatissime e il blocco della vettura.
Non ci eravamo accorti dell'usura dei pneumatici, fino a quando il nostro
soccorritore di ieri ce lo ha fatto notare, dato che prima di agganciare la
macchina per toglierla dal fossetto ha controllato le ruote per accertarsi che
non fossero forate.
Finalmente troviamo un garage fornito, verso le 11 sembra che si possa
finalmente ripartire. E invece ...
Sembra che la malasorte voglia perseguitarci, il blocco serratura della portiera
del posto di guida si guasta, la portiera non si chiude più. "Kaput!" sentenzia
il meccanico, che ci invita a rivolgerci ad una concessionaria Fiat.
Fortunatamente ce n'è una nel paese successivo, sono disposti a sostituire la
serratura e verso mezzogiorno possiamo finalmente ripartire. Era ora!
Arriviamo velocemente a BASEL in autostrada, poi prendiamo le statali per non
dover fare il bollo svizzero di libera circolazione sulle autostrade. Una scelta
questa che si rivelerà particolarmente felice per quanto riguarda la bellezza
del percorso su strade altamente panoramiche, ma che allungherà ulteriormente i
tempi di percorrenza.
Puntiamo su ZURICH che dobbiamo attraversare, poi verso il San Gottardo (passo).
Dopo una sosta per un veloce spuntino (si fa per dire: 4 cestini di pane e un
grosso vassoio di salumi e formaggi) prendiamo la statale 2 che si inerpica
lentamente ma costantemente verso ANDERMATT e poi verso il passo.
Il paesaggio lassù è veramente bello, tipico dei passi alti (2108 m.): laghetti
alpini, rocce con scarsa vegetazione, picchi innevati e ghiacciai quasi a
portata di mano.
Poi giù, stavolta in autostrada, verso BELLINZONA. Poi LUGANO e, finalmente,
PORLEZZA, dove arriviamo attorno alle 21.
Qui i due equipaggi si perdono di vista, ma ci ritroviamo a Concorezzo quando
manca poco a mezzanotte.
Anche il viaggio di ritorno è stato lungo (circa 1350 km.) pure se meno faticoso
perchè più ripartito.
Anche quest'anno è finita. A la prochaine!