
La mia esperienza più bella è stata
sicuramente il "giro della Francia", partendo dalla mia abitazione
(Carnate, a pochi chilometri da Milano). Correva l'anno 1980.
Ho fatto questo giro da solitario, con
una bici sportiva (una Leri con cambio a tre velocità), due borse da motorino
agganciate al portapacchi posteriore, un borsone con gli abiti e sul
portapacchi anteriore una tendina canadese a un posto.
Ho percorso circa 3.000 chilometri in 28 giorni.
Da Carnate sono sceso verso Genova, ho fatto tutta la costa fino a
Ventimiglia, dove ho varcato il confine. Ho proseguito lungo la costa azzurra,
visitato la Camargue, continuato verso Montpellier con soste per i posti più
belli e più pittoreschi. Ho raggiunto la meta "minima" che mi ero
proposto, ovvero Lourdes, continuando poi verso l'Atlantico e arrivando a
Biarritz. Una brevissima puntatina in Spagna e poi tutta la costa atlantica
fino a Nantes. Da lì ho puntato verso il centro, percorrendo tutta la valle della
Loira e visitando parecchi castelli. Ho puntato poi verso nord-est: la Savoia,
Chamonix per rientrare in Italia tramite il tunnel del Monte Bianco, che
evidentemente non ho potuto fare in bici: il fedele mezzo meccanico ha
viaggiato da Chamonix a Courmayeur nel ventre di un pullman di linea.
Da Courmayeur ho percorso tutta la valle d'Aosta poi ho fatto una digressione
passando per Stresa (Lago Maggiore) per salutare un carissimo zio al Collegio
Rosmini. Il giorno successivo ero a casa, felicissimo per l'indimenticabile
vacanza.
INCREDIBILE!!!
A distanza di molti anni (31! Oggi è il 17 ottobre 2011) è riapparso magicamente un quadernetto sul quale
ho tenuto un quasi diario. Il quadernetto è veramente piccolo, lo scrivevo nella
mia tendina quando capitava, solitamente quando riuscivo ad arrivare al
campeggio, dove pernottavo, prima che facesse buio.
L'ho riletto con emozione, sono contento di poterlo condividere con i miei
amici. Ecco la trascrizione. Ho ritenuto opportuno aggiungere qualche
annotazione per rendere meglio i ricordi.
Ho cercato di ricostruire il percorso. Per alcune
tappe è stato possibile. Tuttavia il percorso indicato dalle mappe di Google
Maps può non corrispondere al percorso effettivo.
6 agosto 1980
Sembra incredibile, ma solo oggi, o meglio, stasera, riesco a scrivere qualcosa,
qualche appunto. A parte la parentesi Sanremese, non ho mai avuto l'occasione di
sedermi (per terra!) a scrivere. Vediamo se riesco a riordinare gli
"avvenimenti" di questo inizio di agosto.
1 agosto - venerdì
- km. 200
Partenza [da Carnate]
verso le 8.15 - Inaspettata la visita di Osvaldo
[un docente dell'Istituto Tecnico Commerciale di Merate, dove in luglio ero
stato Commissario d'esame] che mi accompagna in
lambretta fino alla strada dell'I.B.M. [diventata
poi Tangenziale Est]
Tutto procede normalmente fino a Melegnano. Prendo poi la direzione di Lodi, la
via Emilia. Passo Lodi e proseguo sulla via Emilia. Le frecce indicano sempre la
direzione "PIACENZA". Il mio proverbiale istinto mi avverte, con un po' di
ritardo, che forse qualcosa non va [dovevo passare
da Genova!]. Chiedo in un bar, mi dicono che devo
tornare indietro in direzione Pavia. Non mi resta che seguire tale indicazione.
Faccio a ritroso un pezzetto di strada, al primo cartello che indica Pavia
cambio la direzione. Oramai è la tarda mattinata, sono su una piccola strada in
mezzo ai campi arsi. Nemmeno un albero, un filo di vento, un rivolo d'acqua.
Arrivo a Pavia verso le 12.30 Proseguo e mi fermo poco dopo in una trattoria.
Riparto sotto il sole cocente, di buona lena. Dopo un po' il paesaggio cambia:
dolci saliscendi, piccoli paesi, percorso spesso ombreggiato. Un ultimo sforzo
per superare il passo dei Giovi, poi è tutta discesa verso Genova, che devo però
attraversare da un capo all'altro in cerca di un campeggio. Quando incontro il
cartello "Genova" è ancora chiaro, alla fine dell'attraversamento è buio fitto.
Ancora una decina di chilometri per arrivare al camping (Pegli?). Il camping è
completo, ma mi assegnano un posto per stendere il sacco a pelo.
Difficile ricostruire, dopo 31 anni, il percorso
della prima tappa. Ho ipotizzato il percorso sotto riportato, forse è quello
giusto, o forse sono passato da S. Angelo Lodigiano. Comunque il calcolo tramite
Google Maps è di circa 200 km. Una tappa decisamente lunga e faticosa, con
dislivelli non trascurabili.

2 agosto - sabato
- km 134
Lungo la strada della riviera [la via Aurelia]
attraversando un paese (Bordighera?) [sicuramente
no! la località doveva essere necessariamente prima di Imperia]
si rompono un paio di raggi della ruota posteriore. Mi fermo da tre ciclisti
[nel senso di venditori/riparatori di bici]:
devono chiudere il negozio, il pomeriggio del sabato non lavorano, non hanno
tempo ... Il terzo ciclista contattato mi assicura che non è un problema, che
posso continuare così. Mah! Procedo con la ruota che balla, ma avanzo. Il
pomeriggio poco oltre Imperia, su una discesa, il grosso guaio: si rompono di
colpo altri raggi. La ruota posteriore sbanda paurosamente e sbatte contro
tutto. Sono costretto a scendere dalla bici e a condurla a mano. Spingendo la
bici oramai inutilizzabile attraverso piccoli abitati senza l'ombra di un
ciclista. Mi si indica il paese di Riva Ligure come possibilità di riparare il
guasto. Arrivato a Riva, dopo qualche infruttuoso tentativo trovo un negozietto
che vende articoli da pesca e biciclette. Chiedo informazioni per riparare la
mia e il negoziante si dichiara disposto a farlo. Grosso sospiro di sollievo. Mi
consiglia di cambiare la ruota, ma purtroppo non ne ha una della giusta misura.
Si accinge allora a sostituire i raggi rotti. Dopo alcuni infruttuosi tentativi
alla Fantozzi, perdendo sferette, dadi e altro, si dichiara sconfitto. Rimonta
alla belle meglio la ruota, mi augura buona fortuna e mi rispedisce in strada.
Non mi resta che continuare verso Sanremo, sempre spingendo la bici che diventa
sempre più rumorosa. C'è ancora luce quando arrivo a Sanremo. Mi si dice che il
campeggio dista due o tre chilometri. Si sono dimenticati però di dirmi che
dista due o tre chilometri da Sanremo e che, quindi, devo prima attraversare
tutta quanta la città. Arrivo al campeggio alle 22.45 - Ho spinto la bici per
almeno 20 chilometri!
Sono stremato, ma trovo le forze per reagire contro il custode del campeggio che
vorrebbe spedirmi a dormire in piazza. Riesco a spuntarla e ad avere un piccolo
spiazzo per montare la tenda. Usando un sasso invece del martelletto, che non
ho, qualcosa combino. Doccia e a letto, con la preoccupazione che un colpo di
vento possa far volare via la tenda male ancorata al suolo. Schiamazzi made in
Deutshland permettendo, mi addormento.
[Non ero molto organizzato, vero? Bici inadatta,
senza martello per piantare i picchetti della tenda, senza cartine stradali. Il
martello idoneo l'ho poi comperato in Francia e dal confine in poi ho sempre
acquistato le favolose e dettagliatissime cartine Michelin scala 1:200000 con le
quali non ho più avuto problemi ad individuare il percorso più adatto alla bici.
Peccato non aver pensato a evidenziare le strade percorse, avrei potuto
documentare efficacemente il mio personale Tour de France]

3
agosto - domenica - km 0 (in bici)
Giro di esplorazione in Sanremo per passare
la giornata, dato che non posso muovermi in bici, e per vedere dove sono i
negozi dei ciclisti per far riparare la bici l'indomani. Piaciuta la città
vecchia. Incontro Dondi [un amico di Carnate]
alla sera. Ho un punto d'appoggio qualora le cose si mettessero male per la
bici.
Colpito dallo spettacolo di Portosole. Imbarcazioni del costo di centinaia di
milioni, alcune sicuramente sul miliardo e passa.
[in lire, ovviamente] Un sacco di personaggi strani
sul lungomare. [???]
Sono stanco come se avessi fatto molti chilometri in bici, ho camminato tutto il
giorno.
4
agosto - lunedì - km 120
Ritorno a Sanremo spingendo la bici. Inizia
la ricerca del ciclista "buono". Uno è chiuso, l'altro tratta solo bici da
corsa, un terzo non può, o non vuole, sostituire la ruota. Quando incomincio a
perdere la speranza, l'indirizzo giusto: un simpatico meccanico che mi
sostituisce la ruota posteriore, tutta nuova, pignoni del cambio compresi, e
ripara i guasti causati dal movimento della ruota scassata che sbatteva
dappertutto. Non sono ancora le 10.30 quando riparto verso la Francia. Mi fermo
poco prima del confine per mangiare qualche cosa e incontro un ragazzo in bici,
che arrivava da Bolzano e che avevo visto a Pavia. Passiamo assieme il confine,
Mentone, Montecarlo e Nizza. La strada non è affatto pianeggiante come mi
aspettavo, per ogni abitato c'è un sali-scendi più o meno pronunciato.
Attraversiamo insieme Nizza e mi accorgo di averlo perso. Forse perché ho preso
inavvertitamente l'autostrada. [forse una tangenziale o magari una superstrada,
ma sicuramente una strada vietata alle bici] Mi sono accorto che le macchine mi
sfrecciavano accanto veloci, che non c'erano più motorini. La conferma l'ho
avuta da un gestaccio indirizzatomi da un automobilista che mi stava superando.
Abbandono frettolosamente l'autostrada e ritrovo la strada normale per
attraversare Nizza. Oltrepasso altre famose località di villeggiatura: Antibes,
Cannes e mi fermo in una piccola località turistica, AGAY.
[Sobborgo di Saint-Raphaël]
Anche qui camping completo, ma mi danno il permesso di stendere in un angolo il
mio sacco a pelo. In compenso risparmio di pagare la tariffa, dormo gratis.

5
agosto - martedì - km 115
Parto in direzione di Marsiglia, ma mi rendo
conto che non posso farcela a raggiungerla in serata. La strada infatti è
tortuosa e tutta un saliscendi. Punto allora verso TOLONE e nel pomeriggio
faccio un giro in battello per vedere le navi da guerra. Costeggio sempre il
mare e arrivo a Saint Cyr sur mer e precisamente in località JAMAS dove pernotto
in una pineta. [Ho cercato ma non ho trovato
corrispondenze. Forse era la pineta di JANAS a La Seyne-sur-Mer, vicino a Toulon]

6
agosto - mercoledì - km 106
Rivedo volentieri Marsiglia. Ci sono stato
alcuni anni fa, in Vespa. Ci arrivo tardi, anche se i chilometri percorsi non
sono molti. [60-65 km.] L'andatura è rallentata dai continui saliscendi, a volte
devo pedalare persino in discesa, a causa di un forte vento contrario. Dopo una
veloce visita esco da Marsiglia, oltrepasso la zona petrolifera dell'Etang de
Berre e mi fermo a Port-de-Bouc [a una cinquantina
di chilometri da Marsiglia, in prossimità della Camargue]
Al campeggio faccio la conoscenza di una simpatica coppia + fratello o cugino,
non ricordo, con i quali trascorro una simpatica serata.

7
agosto - giovedì - km 108
Ho sempre sognato di visitare la Camargue,
ora posso farlo con tutta comodità.
[Si fa per dire, il chilometraggio odierno
non è indifferente] Attraverso il Rodano con un traghetto (gratis perché sono in
bici) e con l'aiuto della preziosa carta e delle indicazioni di alcuni ciclisti
scelgo l'itinerario migliore. Il percorso è molto bello, ma per vedere da vicino
i tori selvatici e gli uccelli acquatici bisognerebbe percorrerla a cavallo.
Visito poi AIGUES MORTES (fortezza), attraverso MONTPEILLER e proseguo in
direzione di BEZIERS. Incomincia a fare scuro, cerco e trovo un campeggio, ma
sono rifiutato (non c'è posto e altre persone sono in fila davanti alla
réception per chiedere di entrare). Trovo un altro campeggio che già è scuro,
fortunatamente mi fanno entrare. Il "capo" si intrattiene un po' a parlare e mi
dice che, se sono interessato, l'anno prossimo potrebbe aver bisogno di un
aiuto.
[Non ho scritto dove era il campeggio e non posso
calcolare i chilometri percorsi, sicuramente parecchi. Da Port-de-Bouc a
Monpeiller Google maps calcola 125 km e da Monpeiller a Béziers altri 75. Ho
"scelto" come località di arrivo Mèze, a metà strada tra Montpeiller e Béziers]

8
agosto - venerdì - km 127
Non ricordo niente di particolare, se non
che i saliscendi sono più accentuati e numerosi e le continue salite e discese
non mi lasceranno più fino a Bayonne, sull'Atlantico.
Mi fermo in un campeggio qualche chilometro prima di CARCASSONNE.

9 agosto - sabato
- km 72
Di buon'ora sono a CARCASSONNE. Non mi stancherei mai di girare nella vecchia
città medioevale, una città-fortezza, forse la più rappresentativa. Se si
potesse avere la fortuna di visitarla senza turisti, ci si potrebbe aspettare di
vedere apparire dei cavalieri medioevali. Quanti italiani ci sono! In
maggioranza vengono da Lourdes o ci vanno, o vanno in Spagna. In gran numero
vengono dal sud.
Proseguo verso Lourdes, la meta originaria del mio giro, cercando un percorso
che mi eviti per quanto possibile le salite. Scelto il percorso lo seguo e
arrivo a MIREPOIX. Mi fermo a bere a una delle rare fontane che trovo sul
percorso e vengo interpellato da un trio in bici abbastanza comune sulle strade
francesi: padre, madre e prole, in questo caso una figlia. Il padre si mostra
interessantissimo alla mia impresa, chiama altri suoi amici, osserva incredulo
il mio mezzo meccanico, con soli tre rapporti. Capisco il suo stupore esaminando
a mia volta la sua bici: cambio anteriore a due velocità e cambio
anteriore con rapporti agilissimi, per salite impegnative. Mi dice ammirato che
il suo motore è negli ingranaggi, il mio nelle gambe. Mi invita a fare la strada
con loro fino a PAMIERS, dove si sta concludendo una settimana internazionale di
cicloturismo. Partiamo assieme. Abbassa una visiera trasparente e si copre la
bocca con una bavaglietta che tiene legata al collo. Faccio sforzi per non
mettermi a ridere. La moglie è "scoppiata", l'andatura è perciò da passeggio.
Arriviamo al camping che brulica di ciclisti, tutti con bici da corsa
bellissime. Stanno rientrando dall'ultimo percorso in programma. Parlano di una
salita "impossibile", con una pendenza del 16% o del 20%. Mi sarebbe piaciuto
vederla, quella salita. Secondo me esagerano di grosso. Per le docce c'è una
lunga coda, così oso infilarmi nelle docce per le donne. Che emozione!
Siamo in riva ad un fiume, [l'Ariége?]
le zanzare mi stanno divorando, così devo smettere di scrivere il diario dei
primi giorni [così si spiegano le annotazioni
spesso sommarie e a volte imprecise]. Ho fame, vado
a farmi un paio di panini in un bar fuorimano, apparentemente piuttosto
malfamato. Sono poi ospite nella tenda dei simpatici ciclisti per salutarli e
per bere assieme un bicchiere di vino. Come mi avevano promesso, hanno invitato
altri quattro italiani, cicloturisti di RHO, che da qualche tempo prendono parte
al raduno annuale in Francia.
Vado a letto sperando di poter dormire, perché c'è moltissima umidità. Infatti
al mattino troverò la tenda bagnata sia fuori che dentro, più bagnata che se
avesse piovuto
Digressione: motivazione e meta del mio giro
L'idea di fare il giro in bici in Francia è nata da una forte invidia di
quello che aveva fatto un gruppo di amici. Qualche anno prima della mia
avventura un gruppetto di Carnatesi, più "grandi" di me, aveva compiuto quello
che ai miei occhi era un'impresa memorabile: erano andati in bici a Lourdes. Al
ritorno avevano documentato la loro avventura con fotografie e con una
ricostruzione all'oratorio di momenti del viaggio. Mi ricordo che avevano
montato nel cortile dell'oratorio una tenda con le attrezzature da campeggio
utilizzate, si erano fatti "riprodurre" dal fornaio alcune pagnotte e baguettes,
c'erano le bici utilizzate e sicuramente altro che non ricordo. La cosa mi aveva
colpito molto e aveva fatto nascere in me la voglia di emularli. Così è nato il
mio progetto con la stessa meta: Lourdes. Agosto 1980: il progetto si realizza.
Man mano che i giorni passano, la condizione fisica cresce e con essa la
possibilità che la meta sia più ambiziosa. Così, una volta arrivato a Lourdes,
decido di arrivare all'Atlantico per "pucciarvi" i piedi e poi risalire fino
alla Loira per vedere i castelli e puntare poi verso Chamonix per il rientro.

10
agosto - domenica - km 187
Parto alla volta di Lourdes, con
l'intenzione di un pernottamento intermedio perché seguendo il percorso scelto
con l'aiuto delle preziose cartine Michelin ho calcolato che ci sono 194
chilometri, troppo considerando anche che ci sono delle salite. Cambio due o tre
volte il percorso che avevo programmato, chiedo informazioni ad un collega
francese, un insegnante di matematica che tornava dall'Italia, per evitare le
salite più dure. Il percorso è fortemente ondulato, continue salite e discese.
Durante una sosta incontro due "colleghi" diretti in Spagna. Mi accodo a loro.
Tirano parecchio, mi rendo conto che proseguendo allo stesso ritmo potrei essere
a Lourdes in serata. A TARBES le nostre strade si dividono. Sono veramente
gentili, prima di lasciarmi mi cambiano i tamponi dei freni posteriori che erano
quasi del tutto consumati; quando frenavo infatti provocavano un rumore
stridente. Pochi minuti e tutto è a posto. Sono attrezzatissimi e bravi. Da
Lourdes mi separano oramai solo una ventina di chilometri. A 5 km. dal centro,
in un paesino, mi fermo attirato da un campeggio dall'aspetto tranquillo. Ho
voglia infatti di riposare. Scoprirò presto che il campeggio è sotto la
massicciata della linea ferroviaria e che il passaggio dei treni è frequente; ma
ho il sonno duro e ciò non mi disturba più di tanto.
Il percorso rappresentato sotto è sicuramente quello
che ho fatto: nel diario c'è infatti il dettaglio per calcolare la percorrenza.

11
agosto - Lunedì - km 87
Mattinata interamente dedicata a Lourdes.
Con una certa emozione mi avvicino a questo luogo. Partecipo ad una messa in
italiano con un gruppo di veneti, poi giro per visitare i luoghi delle
apparizioni. Secondo me c'è molta gente che guarda a Lourdes come all'ultima
spiaggia, o meglio, all'ultima possibilità per guarire da malattie gravi e da
infermità. Alcuni hanno veramente fede, molti, a mio parere i più, lo fanno
pensando: tentiamo anche questa. Ma per chi crede è veramente una testimonianza
grandiosa, di folla; molto diversa dalla folla vociferante della città, al di
fuori dei luoghi sacri.
Gironzolando trovo due signori con una maglietta con la scritta "Unitalsi
Bernareggio". Mi presento, mi dicono che c'è anche un attivista dell'Unitalsi di
Carnate, ma non sanno dirmene il nome. Mi avvio verso l'uscita e ne trovo altri
due, uno dei quali lo conosco, è un ex dell'ITIS. Mi dice che il Carnatese è
Barbieri, che conosco bene. Andiamo alla sua ricerca, in ospedale e poi alla
piscina, alla fine lo troviamo. Sopno molto contento di vederlo. Mi accompagna
in una sala dell'ospedale dove ci sono altre tre persone di Carnate, di cui una
addirittura di Passirano. Prliamo un po', poi ci salutiamo, devo ripartire. Una
breve passeggiata lungo le vie brulicanti di folla, con una quantità
impressionante di negozi, piccoli e grandi, di ricordi. Ritorno al campeggio,
smonto la tenda che si era un'altra volta inzuppata di umidità, ritiro il bucato
steso la sera precedente, pranzo e riparto.
E' già pomeriggio inoltrato, eppure, una pedalata dopo l'altra, mi spingo fino a
ORTHEZ, a una settantina di chilometri da BAYONNE, passando da PAU per una
fugace visione dall'esterno del suo castello.

12 agosto - Martedì
- km 120
L'Atlantico è oramai alla mia portata. Con questa meta galvanizzante supero i
continui saliscendi e, finalmente, eccolo! Mi riservo di conoscerlo meglio, da
vicino, più avanti, voglio arrivare entro sera a SAN SEBASTIANO, in SPAGNA. Già
che ci sono, vale la pena di fare di fare una deviazione, così potrò dire di
essere stato in bici anche in Spagna! Di nuovo in marcia, quindi, verso la
frontiera con la Spagna.
I cartelli stradali con l'indicazione ESPAGNE si fanno sempre più frequenti.
Ecco alla fine la frontiera. Passo la guardiola francese senza alcuna formalità
poi presento alle guardie spagnole la mia carta di identità. Mi sento dire che
non vale, che occorre il passaporto. Tento di convincere l'agente, ma è inutile,
è irremovibile. Mi ingiunge di fare dietro-front e controlla che lo faccia
veramente. Ripasso la guardiola francese, impreco contro la Spagna e gli
spagnoli. Per consolazione faccio una foto del posto di confine e amareggiato
riprendo la strada verso Biarritz. Dopo qualche centinaia di metri, ancora un
cartello che indica ESPAGNE. Che ci sia un altro posto di frontiera? Decido di
verificare. E' proprio così! Tento di passare da questa parte, senza troppa
convinzione. I francesi non guardano nemmeno la mia carta di identità. L'agente
spagnolo invece la guarda attentamente, me la restituisce e, incredibile, mi fa
segno di passare! Non me lo faccio certo ripetere, volo!
Sono in Spagna. Dopo circa una decina di chilometri vedo l'indicazione di un
campeggio. Dato che finora non ho visto altre cartelli che indicassero campeggi,
ritengo prudente fermarmi. Monto velocemente la tenda e riparto con le sole
borse/sacche verso San Sebastian che raggiungo abbastanza velocemente. C'è un
lungomare molto lungo, brulicante di folla. Faccio anche un giro nella città
vecchia, nelle "calli" riservate ai pedoni. Mi faccio largo a fatica tra la
gente. I soliti innumerevoli negozi di ogni genere. Decido di mangiare qualcosa
e entro in uno dei numerosi bar, ma non so come comportarmi. E' pieno di persone
che mangiano e bevono davanti a un bancone. Lo spazio è quasi interamente
occupato da piatti con ogni genere di cibo: olive, fette di dolci, di roba
simile alla pizza, di acciughe e altre cibarie che non conosco. Ordino una birra
e prendo una fetta dall'aspetto invitante, una specie di pasticcio e pago. Non
so come faccia il gestore a fare i conti: ognuno prende quello che vuole da
mangiare, può solo controllare quello che il cliente beve, ma non quello che
mangia. Si vede che fa un forfait. [Era forse il
progenitore del rito dell'Happy hour?]
Prima che faccia buio rientro in campeggio, che dista più di dieci chilometri da
San Sebastian, evitando con cura di prendere "l'autopista", anche perchè la
polizia spagnola mi sembra più severa della nostra e di quella francese. Il
campeggio è scadente, ma tanto devo solo passarci una notte.

13
agosto - Mercoledì - km 143
Lascio la Spagna. Piccoli acquisti alla frontiera per
far fuori le pesetas e non farmi fregare col cambio.
[Ricordo di aver comperato anche dei flaconcini di
profumo. Mi sembrava di aver fatto un affare, costavano pochissimo. Ho cambiato
idea quando una donzella a cui l'avevo regalato mi ha raggelato dicendomi che
era un prodotto per prostitute, a causa del profumo molto forte e, a quanto
pare, volgare]. Sosta a BIARRITZ. Noto (non potevo
fare a meno di farlo che una buona percentuale di donne, forse una su tre, non
aveva il reggiseno del costume da bagno. [nell'80
si chiamava già topless?] Giro per la "lustratio",
foto dell'oceano, pucciata. Anche nel periodo di calma le onde sono abbastanza
alte e ci si ritrova all'improvviso con l'acqua alle ginocchia mentre si cammina
sulla sabbia. Un giro della miseria per uscire da Bayonne, poi via spedito per
recuperare il molto tempo perso negli attraversamenti. Sono sulla costa
d'argento, la strada parallela all'oceano attraversa grandi pinete con fondo
sabbioso.
Purtroppo la cronaca della giornata termina così,
senza citare la meta della tappa. Dato che il giorno successivo arriverò a
LACANAU-OCEAN, osservando le mappe il nome MIMIZAN mi risulta familiare. Buone
probabilità che abbia dormito nel campeggio di tale località.


14
agosto - giovedì - km 117
Da quando, ieri pomeriggio, ho lasciato Biarritz, ho quasi sempre viaggiato tra
le foreste che costeggiano tutta questa parte dell'Oceano Atlantico. Certo che
quando si attraversano i paesi con spiaggia, ce n'è di traffico!
Partito dal campeggio stamani, ho voluto puntare verso ARCACHON per una sosta.
Pensavo meglio. Ho però gustato delle ostriche deliziose. Nel tardo pomeriggio,
mentre "puntavo" verso POINTE DE GRAVE per attraversare col traghetto il golfo
della GIRONDE, evitando di passare per Bordeaux e continuando invece a
costeggiare l'Atlantico, una piacevolissima digressione. Intravedo in lontananza
qualcosa di rosa che pedala. E' una ragazza bionda che sorpasso, saluto, mi
sorpassa, la risorpasso. Carina! Più avanti faccio una fermata strategica,
fingendo di dover consultare la cartina stradale. Mi passa davanti, mi sorride,
le sorrido. Lascio passare qualche minuto e rimonto in sella. Arrivo al paese
che avevo fissato come meta, LACANAU. Vedo il camping dove dovrei fermarmi.
Decisione fulminea: proseguo l'inseguimento a distanza. Poco oltre, bivio. La
figliola prende la strada per LACANAU-OCEAN. Sono altri 12 chilometri, per di
più fuori direzione ... Un attimo di incertezza, poi decido di proseguire nella
sua stessa direzione. Dopo un po' la vedo ferma a un centinaio di metri, si sta
levando i sandali. Sorpasso, scambio di sorrisi. Rallento l'andatura. Poi ... un
maledetto temporale (il primo, a dire il vero) mi costringe a cercare rifugio
nel primo campeggio che trovo, fortunatamente subito. La rivedrò domani? Lo
spero tanto. (Si vede che ho tempo per scrivere, oggi. Sono arrivato abbastanza
presto e sono al bar del campeggio. Non mi capita spesso di poter scrivere così
tranquillamente).

15
agosto - Giovedì - km 133
Festa grande. E chi se ne è accorto? L'inseguimento
di ieri è stato infruttuoso. Ho allungato il percorso di ben 23 chilometri. Fa
niente. Sempre tra foreste di pini e attraversando piccolissimi abitati sono
arrivato alla POINTE DE GRAVE che si affaccia sul profondissimo estuario della
GIRONDE, ricchissimo di canali e specchi d'acqua (in francese étang) per
l'allevamento di ostriche e, credo, di anguille. Una cosa incredibile: come noi
seminiamo e coltiviamo il grano, lì seminano e coltivano le ostriche. A
p.te de Grave ho preso una nave-traghetto (proprio nave, non un battello) per
approdare a ROYAN. Di colpo il paesaggio cambia. Non più foreste, ma campi di
coltivazione e di allevamento ostriche. Prendo la direzione di La Rochelle e un
po' a fatica arrivo a ROCHEFORT. E' ancora presto, potrei tranquillamente
arrivare a La Rochelle prima di sera, ma decido di fermarmi per lavarmi con
calma e riposarmi, anche perchè il tempo è piuttosto minaccioso. Tutto il giorno
è stato un alternarsi di sole e nubi. Domani mattina raggiungerò La Rochelle che
visiterò con calma, poi proseguirò verso Nantes. Diversi itinerari sono
possibili, vedrò di farmi consigliare.

Sabato 16 - Domenica 17 e Lunedì 18 agosto
Ho imparato a fregare la frutta. Ce n'è tanta nella
Valle della Loira, soprattutto mele e pere. C'è anche tantissima uva, ma
evidentemente ancora acerba. Ovunque luoghi di vendita e degustazione di vini.
Il tempo è cambiato, praticamente da venerdì scorso è sul brutto. Brevi
schiarite ma principalmente cielo bigio e spesso pioggia, il più delle volte
pioggerellina ma a volte scrosci sostanziosi. Senza particolari emozioni la
visita di Nantes, non c'è molto da vedere [che presuntuoso, vero? Forse non è
una delle città più ricche di monumenti, ma non di può liquidare con un giudizio
così categorico! Ci sono tornato da "maturo" e non mi è dispiaciuta
All'uscita da Nantes non riesco a trovare la strada giusta, le indicazione
stradali per ANGERS mi fanno imboccare sempre la strada nazionale, io invece
preferisco le dipartimentali, molto meno trafficate e soprattutto senza traffico
pesante e vetture troppo veloci. Le fedeli cartine Michelin evidenziano i
percorsi turistici e di notevole interesse paesaggistico lungo la Loira, con
tanti luoghi che meritano una visita: siamo nella valle dei celeberrimi CHATEAUX
DE LA LOIRE! Vedo un gruppo di 5 cicloturisti che stanno andando nella mia
stessa direzione. Li seguo. Sono però costretti a tornare indietro perchè, come
è capitato spesso anche a me, si trovano di fronte un segnale di divieto per i
ciclisti non preannunciato. Fortunatamente sono del posto e mi portano, con
stradine che attraversano abitati, sulla dipartimentale che costeggia la Loira a
sud. Faccio molta attenzione ai segnali turistici, temo di passare vicino ai
famosi castelli senza vederli.
E purtroppo qui termina il mio diario. Che rabbia
non aver scritto giorno per giorno il percorso fatto, le cose viste e le
impressioni sui paesaggi! Certamente non potevo fare un sacco di chilometri,
fare il turista, arrivare presto la campeggio e scrivere ogni sera il mio
diario. Ma per farlo avrei dovuto ridurre considerevolmente la lunghezza delle
tappe e non volevo e non potevo farlo, dopo avere fatto la scelta