ALTA VIA N. 1 DELLE
DOLOMITI
Agosto 1984
In questa pagina troverete il resoconto semiserio (con la collaborazione dei
partecipanti) del mio primo vero
trekking. Abbiamo (eravamo in 6) scelto il più classico dei percorsi: L'ALTA VIA N. 1 DELLE
DOLOMITI. Ci siamo divertiti un sacco, anche se il tempo (atmosferico) non è
stato dalla nostra parte. Vale sicuramente la pena di fare questo trekking, non vi deluderà!
Le caricature sono opera di Ruggero, i fiori di Rita.
Partecipanti e relativo soprannome, creato
per l'occasione:
Annamaria,
la fata turchina
Bruno, il grillo parlante
Enrico, mangiafuoco/cercasassi
Massimo, la volpe
Rita, la freccia delle Dolomiti
Ruggero, il gatto
Nota: questo diario è stato scritto con
la collaborazione di tutti i partecipanti e anche con il contributo di compagni
di viaggio occasionali. Il cambio di carattere e/o di colore indicano che quella
parte è stata scritta da un altro partecipante. Non ho messo i nomi dei
co-autori, non so se farebbe loro piacere. Lo farò volentieri se e quando lo
vorranno.
I lettori tengano conto del fatto che
il diario è stato scritto nel 1984 (avevo 37 anni) e "pubblicato" nel 2003-2004
SABATO 4 AGOSTO : Casa -
Braies
Ha inizio l'avventura. La giornata incomincia con una
levataccia perché partiamo alle cinque dalla stazione di Carnate.
Il treno rapido intercity "Mediolanum" parte con più di mezz'ora di ritardo,
ritardo che conserveremo fino alla fine del viaggio. Cambiamo a Fortezza e
arriviamo a Villabassa verso le 12.40 Il treno è zeppo di escursionisti
equipaggiati come noi, con pesanti zaini; la maggior parte farà l'alta via n. 1
Il primo impatto con la realtà locale è rappresentato da un bel panino con würstel
e da un boccale di birra. Nel pomeriggio un pullman porta tutti, tranne lo
scrivente che preferisce fare il percorso a piedi con un bel sentiero tra i
boschi, al lago di Braies, punto di partenza dell'alta via. Lo scenario è
veramente bello, il luogo è magnifico, non ci vuole molto per convincerci
dell'opportunità di fare il giro del lago con un sentierino panoramico.
L'albergo dove siamo alloggiati è veramente super, una cosa sciccosa, con camere
spaziose, letti confortevoli (anche il piumone!) Un ambiente elegante e un po'
severo, tipicamente austriaco. Vedremo se anche la cena sarà all'altezza.
ore 18.35 - Ci stiamo
tranquillamente riposando nella camera di Enrico e Massimo. Stanotte si dormirà
comodamente nelle camere arredate con mobili antichi che revocano tempi passati
dell'unico hotel del lago di Braies.
Siamo arrivati questo pomeriggio dopo un viaggio durato circa 6 ore.
Il paesaggio è stupendo, il lago limpidissimo, le montagne maestose che lo
circondano, foreste verdissime, insomma... il massimo, non nel senso di Massimo.
Ieri non ero molto entusiasta di queste vacanze alpine, ma ora mi sto
completamente ricredendo. Mi fa ancora paura la fatica fisica delle ascese, ma
spero di farcela, voglio farcela. E' una questione di volontà. Domani mattina
partiremo alle 7.30 alla volta del rifugio Biella, la nostra prima tappa (tempo
previsto: ore 3.30) A detta del libricino-guida sarà una tappa abbastanza
difficile... Aiuto!! Buona passeggiata a tutti!!
.jpg)
DOMENICA 5 AGOSTO : Braies -
Biella (1^ tappa)
In effetti la cena non ha deluso. Eravamo un tantinello messi
in soggezione dall'ambiente severo (camerieri in tiro, ai tavoli vicini
altezzose vegliarde incartapecorite [mi fa un certo effetto riscrivere
queste considerazioni, tipiche di chi è giovane, ora che giovane non lo sono
più!] atmosfera ovattata, nessuno che parlasse ad alta voce). Il menu
comunque era all'altezza delle aspettative e del tono dell'albergo. I soffici
letti e i caldi piumoni ci hanno rimesso in sesto e ci hanno permesso di
recuperare il sonno arretrato.
Oggi è domenica, ci svegliamo alle 7 e un quarto e dopo una colazione che, se
avessimo avuto fame, avrebbe potuto essere abbondantissima (sul carrello
self-service c'erano formaggio, salumi, uova e altro ancora) alle 8.30 partiamo.
Il percorso per raggiungere il rifugio Biella è meno lungo e soprattutto meno
faticoso del previsto. Un sentiero ripido ma non eccessivamente, all'inizio tra
la vegetazione e poi allo scoperto. Probabilmente fatto al pomeriggio, sotto il
sole, sarebbe stato molto più faticoso.
Arriviamo al Biella verso le 11.30 - Tre ore, compreso la sosta. Una tappa di
tutto riposo!
Durante il percorso abbiamo conosciuto Mariangela e Alberto, di Forlì. Molto
simpatici e buoni alpinisti. Scambi di indirizzi e solite promesse di scriverci,
chissà se saranno mantenute. [Non sono state mantenute, come
prevedibile].
Nel pomeriggio il tempo si guasta, il cielo si rannuvola e minaccia pioggia. Mi
sa che la cima della Croda di Becco dovrà essere depennata dal nostro
programma. Peccato.
Ma in compenso...
Seguito del resoconto di Bruno.
Dopo un temporale durato circa un'ora abbiamo deciso di "sgranchirci" un po' le
gambe.
Scartando la salita alla Croda di Becco, che faremo domani mattina presto
prima di intraprendere la tappa n. 2, abbiamo optato per una deliziosa vettina
che abbiamo chiamato Pizzo Bruno perché è stata un'idea del professore.
Dopo di che, attendendo l'ora di cena, abbiamo fatto una piccola escursione.
Enrico e Ruggero hanno scalato una parete in piedi così
/
riuscendoci e trovando delle stelle alpine.
Poi, miracolo, abbiamo assistito ad uno spettacolo bellissimo e diciamo anche
raro: abbiamo osservato 7 o 8 stambecchi che stavano mangiando. Per nulla
spaventati dalla nostra presenza, hanno continuato a farsi i cavoli loro, e noi
abbiamo potuto osservarli a lungo.
Contenti dell'inusitato incontro
[che linguaggio forbito!], siamo
tornati al rifugio Biella per la cena. Ora siamo a tavola affamati.
Free climbing, stelle alpine,
stambecchi, pastasciutta: siamo quasi soddisfatti!
.jpg)
LUNEDÌ 6 AGOSTO : Biella -
Fanes (2^ tappa)
Come annunciato ieri, stamattina
abbiamo scalato la Croda del Becco. Piacevole passeggiata, in vetta abbiamo
ammirato uno spettacolo favoloso.
**** è già stanca di scrivere. In effetti oggi abbiamo
camminato molto, più di 6 ore.
Ricominciamo da stamattina. La salita alla Croda di Becco è stata piacevole e
non faticosa, ricompensata dal panorama veramente bello.
[Sulla cima
eravamo quasi a picco sul lago di Braies] Un'oretta per salire, un po'
meno per scendere. Prima di salire abbiamo rivisto gli amici stambecchi. Il più
vecchio si è fatto fotografare da vicino, da tre o quattro metri. Non sembrava
per niente spaventato Bruno quando lo stambecco ha
iniziato la carica e ha infilzato le lunghe corna nodose e appuntite nella
schiena... un po' in fondo dove è più molle e larghiccia...
A parte la digressione di **** , verso le 10.30 partiamo per il rifugio
Sennes. Sentiero bello, non faticoso, ci arriviamo in breve. Dal Sennes inizia
la mulattiera, che però evitiamo per lunghi tratti con dei sentieri.
Arriviamo al rifugio Fodara, dove prendiamo un altro sentiero che rimane sempre
in quota e che porta direttamente al Fanes senza passare dal Pederù. Lo
giudichiamo però troppo difficoltoso, preferiamo scendere di nuovo al Fodara,
dove mangiamo velocemente, perché inizia a piovigginare, per prendere stavolta
la strada per il Pederù. Con ripidi tornanti scendiamo al rifugio, perdendo
ancora più di 500 metri di quota. In effetti dai 2.300 metri del Biella siamo
scesi ai 1.500 metri del Pederù.
Decliniamo l'offerta di un passaggio con la jeep (ovviamente a pagamento) e ci
incamminiamo coraggiosamente verso il Fanes. Risaliamo una ripida morena, poi
un'altra balza con forte pendenza.
Inizia nuovamente a piovere, dobbiamo rassegnarci a mettere le mantelle che
spiccano vistosamente tra il verde intenso dei pini mugo. La pendenza si attenua
e verso le 16.30 arriviamo finalmente al Fanes, a quota 2.100 m.
E' dalle 8 che siamo in strada, pur con qualche sosta. Al Fanes ci attende una
bella sorpresa: la doccia calda. Ovviamente ne approfittiamo.
La cena è ottima: minestrone (veramente buono) e polenta con vari contorni, a
scelta: funghi, capriolo, "uccelli" (tipo "osei") e formaggio.
Poi due giri di grappa alla frutta (pere e lampone) che ci scombussola un
tantino. Tanto, poi, si dorme (ebbene, si! Si dorme).
Certo che prima di dormire qualcosa di
diverso, di frizzante, di eccitante si potrebbe proprio fare, ma qui gli unici
accondiscendenti sono i cani (o quasi); certo, con un San Bernardo sarebbe
proprio una primizia, ma va be' la fame... poi se si chiudono gli occhi e si
pensa a Bruno magari è la stessa cosa. Si potrebbe provare ad attaccare una
botticella sotto il collo... di Bruno naturalmente. E dire che la serata
prometteva bene, con il rifugio pieno zeppo di drupe; poi invece ci hanno
ficcato nel pied-à-terre (magari non si scrive così, ma non fa niente) con dei
canoni e canini.
**** comunque con una audacia
impensabile iniziava un massaggio ritmico e sinuoso nonché scivolante sulle
spalle di **** sempre più accondiscendente (vedi grappa come sopra).
**** invece ha preferito adottare la tattica trita e ritrita dell'adescamento
della padrona attraverso il cane. La prima parte della tattica ha dato risultati
sorprendenti, del resto c'è ben poco da scrivere.
Tutto quanto in un'atmosfera teutonica che non ha mai lasciato la sala, qui urge
imparare le lingue, almeno poi non ci saranno più scuse. Ora si va proprio a
letto... tanto... Sob!!!
MARTEDÌ 7 AGOSTO : Fanes -
Lagazuoi (3^ tappa)
Risob! PIOVE ANCORA!! Decidiamo di partire ugualmente tra
nubi basse.
La prima parte del percorso è agevole, quasi pianeggiante, poi incominciano i
dolori...
Scegliamo di prendere il sentiero alto, che ci porta a 2.500 metri; riscendiamo
a 2.180 metri e poi tutta salita fino al rifugio, a quota 2.752 - Arriviamo al
Lagazuoi verso le 14.00; eravamo partiti alle 8.30 dal Fanes.
Nell'accogliente rifugio (forse sarebbe meglio dire albergo, viste le dimensioni
e la facilità di accesso tramite funivia dal passo Falzarego) vediamo bellissime
cartoline che illustrano lo spettacolare panorama che si vedrebbe da
quassù. Purtroppo ci dobbiamo accontentare delle cartoline, perché le nubi basse
non ci permettono di vedere nulla! E' veramente un peccato, in quanto la
terrazza del Lagazuoi dovrebbe essere uno dei punti più panoramici di tutte le
Dolomiti.
Visto che non possiamo prendere il sole, decidiamo di scendere verso il passo
Falzarego per visitare un'opera della guerra del 15/18, una galleria interamente
scavata nella montagna lunga 1.100 metri con un dislivello di circa 250 metri.
Il percorso, recentemente riaperto, è attrezzato interamente con una fune
metallica, perché si svolge su roccia sdrucciolevole.
Per risalire al rifugio c'è la comoda funivia; qualcuno però (non facciamo nomi,
tanto si sa chi sono i migliori) preferisce fare a piedi il percorso per
risalire al rifugio.
In attesa dell'orario di cena, scriviamo cartoline. Il menu vario e molto
invitante ci fa sperare in una buona cena.
Certo che sia il Fanes che il Lagazuoi non hanno niente a che vedere con i
rifugi severi, come ad esempio quelli della Val Masino. A noi va bene anche
così, nonostante siano ovviamente un po' più cari...
Siamo qui, al rifugio Lagazuoi, a
giocare a carte e a parlare tranquillamente. Fuori continua ad esserci la
nebbia. E' una strana situazione, o meglio, atmosfera, sembra cioè di
essere sopra una nuvola bianca e soffice. Solo noi e nient'altro attorno a noi.
Ad un certo punto però le nuvole si sono aperte e hanno lasciato intravedere
brevemente alcune fra le cime più famose delle Dolomiti, come il Civetta, le
Pale di S. Martino ecc. Uno spettacolo molto bello, ma che sfortunatamente è
durato molto poco, circa mezz'ora.
Dopo un'abbondante porzione di panna e mirtilli, probabilmente ce ne andremo a
letto. Qualcuno forse aspetterà il mattino girandosi e rigirandosi nel letto,
[chi?] altri dormiranno tranquillamente spossati dalla fatica (io!).
Domani andremo al rifugio Giussani, da dove partiremo per una ferrata e altre
cosucce.

MERCOLEDÌ 8 AGOSTO :
Lagazuoi - Giussani (4^ tappa)
Anche stamani è coperto, ma almeno non piove e le nubi, più
alte, permettono una modesta visibilità.
Una tappa di trasferimento abbastanza tranquilla, dal Lagazuoi al Giussani.
Unico neo: sentieri segnati male o non segnati del tutto, nella prima parte del
percorso [ricordarsi che il diario è del 1984]. Per due o tre
volte imbocchiamo un sentiero sbagliato e siamo costretti a tornare indietro.
Comunque, a parte questo inconveniente, arriviamo bene, verso le 13.30
Per me invece è una giornata negativa, oggi ho perso troppi punti. Prima perchè
mi sono fatto prendere dalla fifa per un traversino su neve di nessuna
difficoltà, dopo aver fatto la prima parte del sentiero attrezzato verso la
grotta della Tofana di Rosez; poi perchè ho proposto una variante, per salire al
rifugio, modello +1 -2, nel senso che salivi di un passo e scendevi di due. Nota
positiva della variante: ci ha permesso di vedere abbastanza da vicino un
camoscio.
Quello di oggi, il Giussani, ha più l'aria di un vero rifugio, anche se è
raggiungibile comodamente con la funivia. I prezzi comunque saranno sicuramente
più modesti.
Se domani si deciderà a fare bello, faremo la galleria del Castelletto, luogo
ricco di ricordi della prima guerra mondiale, e, per chi lo vorrà, la ferrata
Lipella. Dopo tre giorni di brutto tempo, sarebbe ora che si decidesse a far
bello!
Stamattina siamo partiti alle 8.30 dopo
un'abbondantissima colazione a base di formaggio, salame, latte, caffè ecc. ecc.
Satolli, siamo partiti sicuri del fatto nostro, ma per ben tre volte abbiamo
sbagliato sentiero.
A parte ciò, questa tappa è stata abbastanza tranquilla. L'ho trovata molto
interessante soprattutto dal punto di vista storico. E' infatti da queste parti
che si sono affrontati soldati italiani e tedeschi durante la guerra del
'15/'18.
Attorno al Giussani ci sono innumerevoli ricordi di queste battaglie: rifugi,
fili spinati ecc.
Quasi vicino al rifugio Giussani (m. 2.600) c'è la grotta della Tofana di Rosez.
Per raggiungerla abbiamo dovuto fare una piccola ferrata che a noi donne è
sembrata "grande", in quanto era la prima volta che facevamo una cosa del
genere. Ce la siamo cavata mica male, devo dire.
Domani c'è in programma un'altra ferrata, molto più impegnativa di quella di
oggi. Io personalmente non so se la farò. Forse...
Tempo: sempre nuvole attorno a noi. Che barba!
Stasera ci siamo anche noi! Laura e
Flavia
Rettifico quanto scritto sopra: qui NON arriva la funivia!
GIOVEDÌ 9 AGOSTO :
Giussani - Giussani (5^ tappa)
Stasera pernotteremo ancora al Giussani per fare quello che
avevamo programmato.
Durante la notte deve essere piovuto parecchio (ho sentito forti scrosci verso
il mattino) e quando ci siamo alzati il cielo era ancora coperto, anche se le
nubi erano alte. Abbiamo deciso di partire ugualmente.
Prima tappa, la galleria del Castelletto, una incredibile opera della guerra
'15/'18. Praticamente una galleria lunga 500 metri (dislivello 100 metri)
scavata nella roccia dai nostri Alpini per far saltare la fortezza del
Castelletto, in posizione strategica, tenuta dagli austriaci. Abbiamo visto
anche la "galleria di mina", che è stata riempita di 35 tonnellate di gelatina,
fatta esplodere alle ore 3 dell'11 luglio 1916. La galleria è attrezzata con
gradini in legno e fune di acciaio come corrimano.
Decidiamo poi di cimentarci in un'impresa più alpinistica e affrontiamo la
ferrata LIPELLA. Non è molto difficile, però è quasi sempre esposta, alcune
paretine con pochi appigli sulle quali ci si poteva però issare a forza di
braccia, un solo passaggio veramente difficoltoso perchè erano usciti due
infissi, due anelli che reggevano la corda d'acciaio. E infatti io e ****
abbiamo mancato l'appiglio col piede e siamo rimasti appesi alla fune,
recuperando però prontamente. Siamo infatti arrivati alla fine della Lipella,
alle "tre dita", verso le 13.30 ed eravamo partiti alle 8.30, impiegando per la
sola ferrata circa due ore e mezza, o forse di più.
Alle "tre dita" decidiamo di scendere al rifugio; avremmo potuto con un'altra
ferrata, un pochino più difficile, arrivare in cima alla Tofana di Roces o
Rozes, ma le nubi erano bassissime e minacciavano pioggia da un momento
all'altro.
In circa mezz'ora arriviamo al rifugio, dove passiamo un altro pomeriggio un po'
annoiandoci, un po' giocando a carte con un altro gruppo di Milano.
In effetti, col bel tempo, anche il pomeriggio potrebbe trascorrere meglio, con
qualche passeggiata riposante; invece piove e fa freddo. Quando cambierà questo
tempo?
Domani lasceremo il Giussani e ci trasferiremo al Nuvolao, avvicinandoci al
gruppo del Civetta. Anche il Nuvolao è un punto molto panoramico, c'è gente che
sale lassù solo per ammirare l'alba o il tramonto. Speriamo bene!!
Visto che mi hanno quasi costretta...
Ore 19.10 - Stasera i nostri uomini hanno preferito cenare con altre ragazze.
Dopo le varianti riferite all'alta via n. 1 hanno deciso di variare anche la
compagnia femminile, infatti cenano con Laura e Flavia. E dire che io avevo
contribuito ad allacciare il discorso con loro. Comunque sia io che **** non
diamo molto importanza alla cosa. Anche noi ci siamo date da fare con Angelo,
Lucio e Massimo. [si tratta del gruppo di Milano, citato poco sopra]
Siamo un po' sull'annoiato, questo tempo che dura oramai da tre giorni e mezzo
ci sta, oltre che inumidendo tutti quanti, annoiando mica poco. Abbiamo esaurito
quasi tutti i giochi più o meno intelligenti (ma alla fine noiosi).
I gestori del rifugio Giussani non sono per niente accoglienti e gentili, anzi
più di una volta ci hanno fatto pesare certi nostri comportamenti.
[riporto i gentili contributi al nostro diario degli amici di
Milano, Domenico e Angelo]
Molto soddisfatto della giornata (9 agosto '84).
Sono partito abbastanza tardi, con tre amici. Il programma era di raggiungere la
vetta della Tofana di Rozes da me agognata lungamente. Il tempo non è stato dei
migliori, ma non è piovuto ne' sulla salita (ferrata) ne' sul sentiero di
discesa (scosceso e con tratti innevati); e tanto basta.
Abbiamo impiegato 8 ore e mezza per fare tutto il giro, come era in previsione.
L'essere arrivato in cima, l'aver fatto il bel "giro" programmato, ed infine
l'averlo concluso in bellezza mi ha molto soddisfatto. Ne sono quindi contento
anche per i miei compagni: il gruppo funziona e ciò è importante.
Dopo la piccola parentesi di Angelo
riprendo, anche se non ho molta voglia di scrivere.
Facendo un bilancio della spedizione "punitiva" (nei nostri confronti):
a livello di fatica = così così
a livello di compagnia = OK!!!
a livello di stanchezza = mica male!
a livello panoramico = troppe nubi
a livello di temperatura = troppo freddo
p.s. : ho scoperto che cos'è l'odore che impregna il rifugio
Giussani, soprattutto nelle camere: odore di ragni, quelli con le zampe lunghe,
che abbiamo trovato ovunque!
Contributo di Laura e Flavia
Era meglio morire da piccoli
suicidarsi col cava-turaccioli
con la testa ancor piena di riccioli
che fare una vita cosììì.
Seguono gli indirizzi, che ovviamente non riportiamo. Possiamo però dire
che, in questo caso, la promessa di rivederci dopo le vacanze è stata
rispettata!
VENERDI 10 AGOSTO :
Giussani - Nuvolau (6^ tappa)
Tanto per cambiare, oggi piove! Questo
tempo veramente ci sta facendo impazzire. Vogliamo il sole!! Siamo stanchi di
acqua, di umidità, di scarponi conciati ecc. ecc. Vogliamo sudare, far fatica,
vogliamo abbronzarci ... uffa!
Oggi si parte per il Nuvolau, sotto la pioggia naturalmente, con le nostre
bellissime e arancionissime mantelle che ci danno un aspetto molto ridicolo.
Alle 16.10 siamo arrivati al Nuvolau tutti bagnati dopo aver fatto sosta al
rifugio "Scoiattoli".
In quest'ultimo rifugio abbiamo incontrato niente popò di meno che Enrico
Montesano e Rossana Podestà. I fans si sono scatenati (vedi ***). *** ha avuto
anche il coraggio di chiedere un autografo ad entrambi gli attori.
Il Nuvolau è un vero e proprio rifugio. Piccolo, con camerate, con w.c. fuori al
freddo, senz'acqua. I gestori in compenso paiono essere molto ospitali, non come
quelli del Giussani. Ci accingiamo ancora una volta a passare un pomeriggio
noioso o giù di lì, aspettando l'ora di cena. Forse qualcuno avrà un'idea
sensazionale e riusciremo a trascorrere un pomeriggio diverso dagli altri. Forza
con le idee...
.jpg)
Oggi abbiamo lasciato il gruppo delle Tofane, ci avviciniamo
al Pelmo. Col giro che abbiamo fatto avremmo dovuto vedere montagne imponenti e
panorami grandiosi. Invece, tranne fugacissime schiarite che ci hanno fatto
intravedere qualcosa, non abbiamo visto un tubo, da lunedì a oggi. Praticamente
vedevamo poco più in là del sentiero.
Dai 2600 m. del Giussani siamo scesi a 1700 m. incrociando la strada delle
Dolomiti. In basso non pioveva, le nubi erano alte. Come abbiamo ricominciato a
salire abbiamo ritrovato la pioggia. Siamo arrivati al rifugio senza nemmeno
renderci conto che ci trovavamo in cima ad un grosso sperone di roccia, una
specie di montagna con pareti a strapiombo, con in cima appunto il NUVOLAO O
NUVOLAÜ (2575 m.)
Anche qui abbiamo guardato le cartoline e ammirato quello che avremmo potuto
vedere se queste maledette nubi ci lasciassero. Il gestore (simpatico) ci ha
detto che si prevedono altri due giorni di tempo incerto in valle, il che vuol
dire brutto tempo in alta montagna.
Lunedì le previsioni davano brutto tempo per due o tre giorni, mercoledì fino a
venerdì, oggi fino a domenica... Di questo passo, ci conviene andare al mare!!
Diciamo comunque che quello che stiamo facendo è ugualmente molto bello, ma col
bel tempo sarebbe superlativo! Ma tant'è... Chissà che l'augurio di Montesano
non ci porti fortuna.
Nel pomeriggio i nostri super alpinisti si sono scatenati in grandiosi progetti
per i prossimi giorni: il Pelmo, il Civetta e chissà cosa altro. Io invece mi
darò da fare per programmare percorsi alternativi, di livello escursionistico.
Il Castelletto e la Lipella col giro della Tofana di Rozes hanno appagato la mia
sete di imprese alpinistiche.
Ho visto due pernici, un
topino e Enrico Montesano. Tra le nuvole oggi non c'era altro!
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SABATO 11 AGOSTO :
Nuvolau - Palmieri-Croda da Lago (7^ tappa)
Siamo scesi dal Nuvolao per trasferirci al
Palmieri - Croda da Lago. Bello! Abbiamo fatto il giro attorno al laghetto e dal
momento che il cielo era sì coperto, ma a volte si apriva, abbiamo fatto
finalmente un po' di foto.
Bella tappa, tranquilla; il tempo PARE voglia, molto lentamente, migliorare.
Non molto bene invece a livello di acciacchi. In effetti prima avevamo solo il
Gatto, ora abbiamo anche la Volpe, uno con la caviglia gonfia e dolorante,
l'altro con un ginocchio che crea problemi, soprattutto in discesa. Qualcun
altro lamenta doloretti più o meno passeggeri. La nostra camerata rischia di
trasformarsi sempre di più in una corsia d'ospedale. Il corpo medico lascia un
po' a desiderare, non sempre si mostra all'altezza della situazione.
Stasera abbiamo cenato ancora con gli amici di Milano e domani ci
ritroveremo al rifugio Venezia, sotto il monte Pelmo.
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DOMENICA 12 AGOSTO :
Palmieri-Croda da Lago - rif. Venezia (8^ tappa)
Miracolo! C'è il sole!!!
Rimettiamo negli zaini i pantaloni lunghi, i maglioncini, le mantelle e
indossiamo nuovamente i pantaloncini corti con la maglietta, tenendo gli
occhiali da sole e i berrettino a portata di mano.
Partiamo assieme agli amici di Milano, con i quali oramai facciamo gruppo. In
effetti sono simpatici e ci troviamo bene assieme.
Rifacciamo il sentiero dal Croda da Lago alla forcella da Lago, poi scendiamo
verso il Città di Fiume, godendo finalmente di una vista magnifica sul Pelmo, il
Civetta, la Marmolada. Scendiamo attraverso verdi pascoli cantando allegramente,
incontriamo pecore, mucche, asinelli e persone che stavano salendo. Bello!
Al Città di Fiume, dove ci sono le foto dei rifugi "ceduti" alla Jugoslavia,
facciamo uno spuntino e ripartiamo. Il
sentiero sale e scende continuamente, ma con dislivelli modesti.
Poi, quasi all'improvviso... ACQUA! Mentre costeggiamo le pendici del Pelmo il
cielo si oscura e rovescia su di noi un acquazzone, che dura pochi minuti.
Brevissimo intervallo (qualcuno si toglie la mantella che si era messo dopo
averla tolta dal fondo dello zaino) poi la pioggia riprende con maggiore
intensità e diventa grandine. Per fortuna anche il secondo acquazzone non dura
molto. Il sentiero è diventato molto fangoso, attraversiamo fasce di terreno
piuttosto paludoso. Facciamo appena in tempo ad arrivare al rifugio VENEZIA (m.
1950) quando inizia la terza ripresa (di acqua).
Siamo sudati e infangati. Anche se non c'è acqua calda, non possiamo fare a meno
di dedicarci ad una toeletta abbastanza completa, comprendente il lavaggio dei
capelli.
Ha smesso di piovere, il rifugio si svuota dei gitanti domenicali che scendono a
valle.
Dobbiamo purtroppo lamentare un'altra défaillance: stavolta è la Fata Turchina
che deve mettersi a letto a causa di un forte mal di testa. Il Gatto e la Volpe
stanno migliorando; oggi non hanno avuto grossi problemi, anche perchè non
abbiamo dovuto superare forti dislivelli. Praticamente finora solo io sono
rimasto indenne, perchè Mangiafuoco ha avuto un incidente nella tappa di
giovedì: sulla ferrata "Lipella" ha ricevuto un sasso in testa, con momentaneo
stordimento, fortunatamente senza conseguenze. Anche la Freccia delle Dolomiti
ha avuto qualche problema durante la salita al Biella: a causa del caldo,
dello zaino pesante, del discreto dislivello da superare, del fatto che si
trattava della prima vera fatica, ha avuto una crisi, ma è bastato il riposo al
Biella per rimetterla in sesto.
Abbiamo quindi QUASI deciso di snobbare le vette del Pelmo e del Civetta. Ci
dovremmo invece fermare due giorni al TISSI, rifugio magnificato dalle guide in
virtù della sua posizione.
[Il pomeriggio ancora una volta piovoso e
l'impossibilità di uscire dal rifugio hanno propiziato i contributi a questo
diario. Il primo è di una persona del nostro gruppo, gli altri degli amici del
gruppo di Milano, tutti o in parte del SEM. Ho messo i loro nomi, chissà che
qualcuno non si riconosca...]
E' già una settimana che stiamo
percorrendo l'Alta Via n. 1 Devo dire che è passata velocemente, anche se
il sole si è fatto vedere solamente il primo giorno e oggi (anche se bagnato da
brevi pioggerelline...)
La tappa di oggi è stata, secondo me, una della migliori (finora). Abbiamo
camminato in mezzo a pascoli, boschi ecc. molto riposanti, anche se il terreno
era molto fangoso.
Siamo arrivati al rifugio Venezia alle 15.00 C'era un sacco di gente.
Turisti della domenica che vociavano a più non posso. A noi, che cerchiamo, dopo
tappe di 4/6 ore, di tranquillità, vedere tanta gente innervosisce un po'.
A proposito di rifugi, abbiamo notato che ogni rifugio ha un'atmosfera propria.
I rifugi del C.A.I. (quasi tutti) sono molto famigliari, i gestori sono
abbastanza disponibili, gente di montagna.
I rifugi privati, invece, hanno un altro aspetto. Prima di tutto c'è più gente e
quindi più confusione. L'atmosfera è meno "da montagna".
Il rifugio più caratteristico, secondo me, è stato il Fanes. Situato in una
posizione veramente sublime, il Fanes è caratteristico in quanto dispone di
tantissimi oggetti antichi in legno, tipo culla, arcolaio ecc. In più tale
rifugio era reso ancora più caratteristico dalla presenza di due mastodontici
San Bernardo (senza bottiglietta della grappa, però)
L'intervento di Domenico:
Questa mattina ci siamo svegliati con il sole. Finalmente
possiamo fotografare le cime. Arrivati alla forcella da Lago abbiamo visto il
Pelmo, il Pelmetto e la Civitta straordinariamente nitidi e privi di nuvole. Io
e Angelo abbiamo clamorosamente sbagliato nell'identificare la Marmolada.
Abbiamo, comunque, anche oggi, "preso" la nostra acqua quotidiana.
L'intervento di Lucia
Io non ho molto da scrivere, penso che il cervello si sia
arrugginito a causa
dell'umidità che da un po' di giorni a questa parte ci perseguita. A me l'acqua
non dispiace ma preferisco quella del mare. Nonostante l'acqua, finora è stato
piacevole, un po' faticoso e poco panoramico tranne la prima tappa e quella di
oggi. La cosa migliore nelle tappe di questi giorni nuvolosi e piovosi è stata
la compagnia nei rifugi, compagnia della quale anche voi fate parte.
Buon proseguimento, ci rivedremo nelle diapositive.
[In effetti abbiamo visto insieme le diapositive e
le foto nella storica sede del CAI di Milano, in Galleria]
L'accorato intervento di Angelo.
Sono 8 giorni che giro per sentieri, valli, boschi e
morene e di questi 8 ben 7 [il numero 7 è stato incorniciato]
sono stati di cattivo tempo.
Partire da Milano e venire fin qui in Veneto per vivere in Dolomiti è una cosa,
per chi ama le montagne come me, estremamente accattivante ed entusiasmante.
Ebbene, in questa settimana ho perduto gran parte d'entusiasmo e voglia di fare;
dipendesse da me, ripartirei per tornare a casa. A questa stregua, meglio
passare le giornate in piscina. Non si può essere così sfigati e trovare in un
mese di piena estate (agosto) un clima autunnale, che ti impedisce di svolgere
un qualsiasi programma (vette, ferrate, sentieri impegnativi) e ti lascia
l'amaro in bocca. E' periodo di ferie e passarle così non sembra neanche di
viverle, spero solo che i giorni rimanenti corrano svelti, almeno mi tolgo un
pensiero.
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LUNEDI 13 AGOSTO : rif.
Venezia - rif. Tissi (9^ tappa)
Quando ci si sveglia è
d'obbligo una guardatina dalla finestra per la rituale osservazione del tempo.
Ebbene, questa mattina il tempo è splendido; come ben insegna Einstein e al sua
relatività, quel piccolo squarcio di azzurro nell'immensità del mare di nubi che
da tempo immemore ci sovrasta ha messo tutti di buon umore e i pantaloncini
corti, con le pieghe di stiratura, si sprecano.
Partiamo alle 8.20 circa, dopo una colazione non proprio abbondante per i 5/6
della spedizione, infatti il Piazzù ci ha preceduto ed ha inanellato una dopo
l'altra tutte le fette del cestino di pane che gli avevano posto d'innanzi. E se
il buon giorno si vede dal mattino, le due graziose arboris nei panni di
cameriere hanno provveduto bene a rimpinzarci di brioches facendoci credere alla
fine prematura del pane quotidiano.
Ma ritorniamo al percorso. Rifacciamo un buon tratto della strada mai troppo su
e mai troppo giù percorsa il giorno prima. Un non so che di diverso però c'è, un
non so che di marrone. Infatti la pioggia della notte ha alimentato in modo
considerevole il fango del giorno prima; in alcuni punti bisogna fare dei veri e
propri guadi: Camel Trophy non è poi così distante.
Percorriamo un lungo giro per stare in quota ed arrivare quasi verso mezzodì
alle rampe che conducono al rifugio Coldai. Oramai nel gruppo oltre al buonumore
serpeggia anche la fame. La Volpe, il Gatto e il Grillo si lanciano in una
sfrenata corsa alla pastasciutta, trecento i metri di dislivello, mezz'ora per
il Gatto e il Grillo, qualcosa di meno per la Volpe in gran forma. Le donne
arrivano doppiate a 25 minuti, Mangiafuoco è al centro del gruppo.
Oltre alla pastasciutta c'è chi si lascia tentare da uova e spek (inutile fare
nomi) mentre altri di dedicano a cibi più leggeri quali formaggio o insalata.
Si riparte dopo due ore circa con il passo certamente più pesante ed ecco
arrivare quasi subito l'immancabile acqua quotidiana, e che acqua!! Ci infiliamo
le inseparabili, indispensabili e preziosissime mantelle e ci avviamo verso il
rifugio Tissi che raggiungiamo scaglionati per il passo e i cibi differenti
verso le cinque del pomeriggio; giusto il tempo per rimetterci in sesto e a
tavola.
Il rifugio è piccolo ma molto accogliente, c'è anche una compagnia di ragazzi/e
di Mestre - Venezia, molto casinisti, molto poco accomodanti, poco simpatici.
Dieci metri o poco più sopra il rifugio vi è la cima dello sperone posto davanti
alla parete nord del Civetta, da qui ammiriamo il panorama più bello fra i pochi
visti finora, in un sol colpo d'occhio rivediamo o vediamo per la prima volta
tutte le montagne che hanno contraddistinto il nostro cammino: Pelmo, Croda da
Lago, Sorapis, le 3 Tofane e il Fanis. Anche la Marmolada e il Piz Boè sono ad
un palmo di mano.
Sotto di noi Alleghe e il suo lago all'inizio di una verde valle molto bella; da
dove guardiamo Alleghe c'è un salto a precipizio di circa 1200 metri. E questo
per oggi basti e avanzi.
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MARTEDI 14 AGOSTO :
"riposo" al rifugio Tissi
Oggi, giorno di
riposo per buona parte dei componenti della spedizione. E quando parlo di
riposo, parlo di riposo vero. Non abbiamo fatto neppure una passeggiata. Il
tempo, come sempre (è inutile dirlo, ormai) non ci ha permesso di uscire.
Bruno e Enrico stamattina sono scesi ad Alleghe a fare rifornimenti. Non li
abbiamo costretti, quindi non ci possono dare la colpa per la loro disavventura.
I particolari della disavventura verranno sicuramente narrati da Bruno. Noi
sappiamo che si sono persi e che hanno raggiunto Alleghe solo verso le 15.30 -
16.00
Ritorneranno alla base solo a sera, attorno alle 20.00 (infatti sono necessarie
4 ore per salire da Alleghe al Tissi)
Se non li avvistiamo per l'ora indicata organizzeremo una spedizione di
salvataggio. Mobiliteremo tutto il rifugio e andremo alla loro ricerca.
Poveri!!! Bestiolini!!!
E invece no! Verso le 18.30 /
18.40 eravamo "già" di ritorno. In effetti al mattino avevamo previsto il
ritorno nel pomeriggio, ma non avevamo fatto i conti con l'imprevisto.
Appena partiti, abbiamo sbagliato sentiero; anzichè prendere quello che scendeva
a Masarè/Alleghe siamo scesi al rifugio Vazzoler; ci siamo allora accorti di
essere fuori strada, abbiamo cercato di correggere la rotta, col risultato di
allungare ancora di più la strada. Siamo quindi scesi al rifugio Trieste e poi
al paese sottostante, LISTOLADE, più che un paese un piccolo nucleo di case, a
soli 5 km. da Agordo ma a 13 km. da Alleghe!! Partiti dal Tissi alle 9.15 siamo
arivati in valle a mezzogiorno, un tempo da primato. Per arrivare a Alleghe
abbiamo fatto l'auto-stop fino a CENCENIGHE ma la farmacia era già chiusa.
[non ricordo cosa dovessimo acquistare in farmacia, ma a giudicare dalla ricerca
insistente credo che qualcuno del gruppo avesse bisogno di un medicinale]
Col pullman siamo poi arrivati ad Alleghe ed abbiamo scoperto che la farmacia
era ad un altro paese, quattro chilometri più distante. Allora Enrico ha preso
il pullman per andare in farmacia, io mi sono occupato degli altri acquisti.
Alle 16.10 Enrico è ritornato in macchina; l'automobilista che gli aveva dato un
passaggio ha caricato anche me fino a Masarè (1 km. da Alleghe) e abbiamo
iniziato la salita verso il Tissi, molto ripida e faticosa, 1100 di dislivello
da superare.
E purtroppo anch'io ho accusato una défaillance. Arrivato sudatissimo e
stravolto, ho bevuto molta acqua fredda e mi sono lavato, con acqua gelida,
anche la testa. Risultato: dopo aver di mangiare qualcosa mi sono sentito male e
ho dovuto lasciare il gruppo per andare a letto.
Ma domani ...
Senza fisic ....
tu trascini i tuoi scarponi,
più di ieri
meno di domani
senza fusic ...
Non importa se c'è il sole
non importa se poi piove
non importa se c'è gente
non importa se sei solo
Senza fisic ...
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MERCOLEDI 15 AGOSTO :
Tissi - Carestiato (10^ tappa)
Decisamente questo tempo ci sta
viziando. Anche oggi partiamo con il sole. Scendiamo al Vazzoler, poi ancora per
la carrozzabile perdendo quota in modo considerevole.
Ma subito dalla partenza dobbiamo segnalare l'avversità quotidiana. E' toccata
ad Anna. Ha lasciato gli scarponcini ad asciugare vicino al camino; uno
scarponcino, evidentemente rimasto troppo vicino al fuoco ravvivato, è diventato
"cartonento" e le ha creato problemi per tutto il percorso, tanto che alla fine
è arrivata al CARESTIATO (m. 1860) con ai piedi uno scarponcino e una scarpa da
tennis!
Per il resto, niente di rilevante, tranne i consueti su e giù e il dislivello
totale non indifferente della tappa. Il tempo si è presto guastato, ma
fortunatamente siamo arrivati pochi minuti prima che si scatenasse un
acquazzone.
Abbiamo però trovato la DOCCIA CALDA!! Ne abbiamo evidentemente subito
approfittato, con grande soddisfazione. Qualcuno in effetti cominciava a puzzare
in modo preoccupante [in margine qualcuno ha scritto
"Parla per te ..."]
Cena con due amici dei dintorni di Venezia, non abbiamo segnato l'indirizzo.
Camera piccolissima, due letti a castello a tre piani, turni per sistemare i
letti e gli zaini.
Dobbiamo bere di meno alla sera (meno vino, si intende) perchè altrimenti ci
viene la sonnolenza e andiamo a letto anche prima delle dieci. Incredibile!
GIOVEDI 16 AGOSTO :
Carestiato - Pramperet (11^ tappa)
Giornata piuttosto storta. E
chissà domani, venerdì 17 (compleanno di Enrico).
Per non smentire la tradizione che vuole almeno una avversità al giorno, abbiamo
lasciato le tessere del CAI al Carestiato. Ce ne siamo accorti dopo un paio
d'ore di cammino e nessuno se l'è sentita di rifare il sentiero estremamente
infangato e scivoloso, per di più sotto l'acqua. Eh, sì, tanto per cambiare,
l'acqua! Ma oggi ne abbiamo presa proprio tanta, praticamente quasi dalla
partenza all'arrivo.
Fortunatamente non è stata una tappa pesante. Una brevissima schiarita ci ha
permesso di ammirare un po' di panorama. Un po' poco, però. Abbiamo rivisto
anche il Pelmo, dal didietro. [commento a margine:
"come si riconosce il didietro di una montagna ??? Mha!!!"]
E ci è andata ancora bene che quando si èmesso a piovere proprio forte eravamo
vicini a una malga (che poi sarebbe una stalla, ma dire "malga" è più fine) dove
ci siamo riparati e rifocillati.
Il rifugio SOMMARIVA AL PRAMPERET (m. 1867) anche se non di alta quota è un vero
rifugio alpino: una costruzione piuttosto vecchia, la cucina divisa dalla zona
pranzo solo da un basso séparé, (per tutto il pomeriggio abbiamo seguito con la
vista e con l'odorato i preparativi della cena) servizi e acqua ben separati dal
rifugio, una piccolissima dépendance (Villa Carmela) per gli scarponi e per far
asciugare la biancheria, due dépendances, praticamente due cameroni, per
accogliere gli escursionisti di passaggio, niente telefono (però c'è la corrente
elettrica!). L'impressione è positiva, anche perchè quando piove fa sempre
piacere trovare un posto dove ripararsi, un rifugio.
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VENERDI 17 AGOSTO :
Pramperet - Bianchet (12^ tappa)
E' iniziato
l'Enrico's - day!!! E la giornata inizia subito sotto il segno del Piasa, un sole
splendido e un cielo azzurro come non mai ci danno il buongiorno mentre a lui il
buongiorno lo da una fetta di torta scroccata alla "gestrice" del Pramperet; le
sue due figliole - gemelle - cameriere avevano infatti compiuto i 25 anni il
giorno prima ed era giusto avanzata una fetta della torta di compleanno.
Si inizia subito in salita, la prima meta della giornata è una forcella a circa
2400 m., la raggiungono tutti senza difficoltà, il Gatto e la Volpe in testa, il
Grillo e la Fata Turchina a centro gruppo, Barbablù
[ma non era Mangiafuoco?]
aspetta la sorellina fanalino di coda.
Qui il Grillo cimaiolo ha effettuato una ascensione in libera, in solitaria e di
corsa pallonzolando su una cima sconosciuta, subito battezzata "Pizzo Bruno
II°". Poi tutti in discesa dopo aver raggiunto i due "SEM"
[due amici del "CAI - SEM" di Milano,
Sergio e Etta, che hanno scritto i loro indirizzi alla fine della pagina del
diario]
partiti un bel po' prima e
rimasti poi un po' dopo.
La discesa è comunque troppo ripida per i gusti e gli acciacchi di tutti;
arriviamo al bivacco "Dal Mas" segnato sulla cartina, di fianco ad una casa
abitata. Poi ancora giù per altri 300 m. circa con un sentiero nel bosco. A dire
il vero il sentiero era sotto uno strato di almeno 30 cm. di quella cosa che in
italiano chiamano fango. Ed ecco finalmente la salita fino ad un passo a 177 m.,
le salite oramai non fanno più paura a nessuno e il sentiero lo "mangiamo".
Arriviamo in cima, c'è un bel prato ed una cantatina a questo punto non guasta
mai, soprattutto se si aspetta la fine di una riunione fuori sede ...
[per chi non avesse capito, necessità fisiologiche
"pesanti"]
Si costeggia poi la montagna, i fiori che si vedono sono molto belli, ce n'è per
tutti i gusti e di tutti i colori.
E ancora giù, il rifugio è a 1250 m., in mezzo al bosco. Qui l'Anna si becca la
solita dose di veleno quotidiano, è una vespa questa volta a pungerla due volte;
poco male, potrebbe succederle di peggio.
Arriviamo al rifugio BIANCHET verso le 14.30 - Bruno decide di scendere al paese
per telefonare al Carestiato [per le tessere del CAI! i telefonini in
effetti sono comodi!] e a casa, dovrebbe impiegarci
sulle 4 ore; speriamo non sia una "brunata".
Noi intanto prepariamo lo stomaco per i festeggiamenti della serata, in fondo è
sempre lo "Enrico's - day!"
SABATO 18 AGOSTO :
rif. Bianchet - rif. 7° ALPINI (13^ tappa)
Ragazzi miei, che giornata!!!
Ieri sera abbiamo festeggiato Enrico con un ottimo strudel preparato dalla
moglie de "rifugista", annaffiato con una bottiglia di Pinot grigio, che ha
tenuto ottima compagnia al bianco sfuso (tocai) che beviamo normalmente.
Poi abbiamo parlato con il gestore (molto simpatico) che ci ha consigliato il
SENTIERO ALPINISTICO SPERTI invece della FERRATA MARMOL, precedentemente
programmata.
Decidiamo di accettare il consiglio, anche se visto dal basso il percorso si
prospetta piuttosto impegnativo. Vediamo infatti benissimo da dove dobbiamo
passare, di fianco alla "GUSELA", un roccione sottile che dal basso fa pensare
ad un ago (gügia / gusela). [penso che la scelta del percorso sia stata
determinata anche dal fatto che per fare la ferrata Marmol occorreva risalire a
riprendere il percorso del giorno precedente].
Partiamo con i pantaloncini corti, perché il tempo è bello. Per fortuna! Se
avessimo messo quelli lunghi, si sarebbero infradiciati. Invece ci "masariamo"
le gambe e i piedi (scarponi compresi) e i pantaloncini, che però asciugheranno
facilmente perché leggeri. Per circa un'ora camminiamo infatti tra la alta
vegetazione molto fitta e bagnata, a volte sporgevano solo le nostre teste. Poi
la giungla lussureggiante lascia il posto a magri pascoli e, quasi subito, a
ripidi sfasciumi che risaliamo zigzagando.
Poi l'impatto con la ferrata: scale malconce, divelta quella centrale. Ma
l'ostacolo è superato, con qualche commento colorito. Si continua a salire,
facili roccette, ed eccoci infine alla "Gusela". Sono circa le 11.30 / 11.40 -
Poco più di tre ore, come previsto.
Sosta per mangiare un po' di cioccolato, marmellata e qualche biscotto. Verso
mezzogiorno si riparte. Verso le 15 dovremmo essere al rifugio, commenta
qualcuno. E invece ...
Il sentiero alpinistico, molto poco sentiero e tanto alpinistico, si dimostra
più difficile del previsto. Intendiamoci, dal punto di vista tecnico, niente di
particolarmente difficile (abbiamo visto gente senza nemmeno un cordino), ma non
ha "mollato" nemmeno un secondo, salvo quando eravamo oramai vicini al rifugio.
E' stato un continuo scendere e salire, dentro e fuori dagli spuntoni di roccia,
poi giù per ripidi canaloni, fortunatamente senza neve. Solo i tratti più
impegnativi, più ripidi, erano attrezzati. Altri tratti meno ripidi (1° grado e
qualcosa di 2° grado) li abbiamo fatti in libera; neppure le strette cenge
strapiombanti avevano la fune con la quale fare sicurezza. Insomma, eravamo
continuamente sollecitati, in tensione, perché un passo falso, un errore in
qualsiasi momento poteva essere molto pericoloso.
E la lunga tensione, durata all'incirca 7 ore (tanto è stato il tempo occorso
per arrivare al sentiero vero, quello tra l'erba) ha creato un'atmosfera
elettrica. Se il rifugio fosse stato ai piedi della ferrata, pochi di noi
avrebbero gustato la gioia del sedersi a tavola contenti.
Fortunatamente una mezz'oretta di sentiero tranquillo ha scaricato i nostri
nervi tesi, cosicché al rifugio VII° ALPINI (m. 1495), dove siamo giunti verso
le 19.30 (totale 11 ore, di cui 7 di sentiero alpinistico!!) ci siamo
scatenati. Cena abbondante (pastasciutta per tutti, secondi vari con ben 12
contorni! e due litri e mezzo di vino!!) poi, dulcis in fundo, finalmente una
bella cantata. Siamo riusciti infatti, per la prima volta, altra gente che
sapeva e voleva cantare e ne abbiamo approfittato. Le nostre gole secche sono
state nuovamente bagnate, questa volta con dello spumante offerto gentilmente
dagli amici del CAI - SEM
Poi tutti a letto (questa volta purtroppo) dopo che la tensione, definitivamente
svanita, aveva lasciato il posto ad una piacevole sensazione di contentezza, in
parte di sospetta origine etilica, tranne che per Rita che, poveretta, si ostina
a non ber. E dire che abbiamo cercato di convincerla ad assaggiare almeno il
vino, ma ha tenuto duro fino in fondo. Peccato per lei. Non sa quello che perde!
DOMENICA 19 AGOSTO :
rif. 7° ALPINI - BELLUNO (14^ e ultima tappa)
Ragazzi, è proprio finita, oggi
si torna a casa. Ci dispiace. E dispiace soprattutto a noi comuni mortali che
domani riprenderanno il tran-tran quotidiano. Chi invece passa da casa solo per
cambiare la biancheria, perchè dopo ripartirà per il mare, forse è un po' meno
dispiaciuto.
Oggi ci svegliamo un poco prima, verso le 6.30; non vogliamo rischiare di
arrivare in ritardo a Belluno. Alle 7.40 siamo sul piede di partenza. Il
sentiero, stavolta tutto in discesa (pensiamo) dapprima piuttosto ripido si fa
poi più agevole. Attraversiamo un torrente e ... si riprende a salire! Arriviamo
alle case Bortot, belle casette di pietra. La strada è asfaltata, togliamo gli
scarponi o le pedule e mettiamo le scarpe da tennis. Al primo abitato ci
informano che oggi, Domenica, il pullman per Belluno passerà solo nel
pomeriggio. Decidiamo di scendere un po' più in giù e di chiamare un taxi;
qualcuno vorrebbe chiamarlo subito, ma nessuno raccoglie l'invocazione del
poveretto. Coraggiosamente continuiamo a scendere, qualcuno comincia a sperare
di chiudere l'alta via in bellezza, arrivando a Belluno a piedi.
E in effetti ci rendiamo conto che oramai mancano pochissimi chilometri, Belluno
è a un tiro di schioppo.
Poco dopo le 11 siamo alla stazione dove, per prima cosa, pesiamo gli zaini. Il
loro peso oscilla tra i 14 e i 18 kg. e mezzo. Quando siamo partiti pesavano
certamente di più, perchè contenevano una certa quantità di viveri. Ce ne siamo
portati di chili sulle spalle, per quindici giorni!
Il resto, il viaggio in treno, è cronaca cittadina e non interessa questo
diario. L'alta via n. 1 si è conclusa a Belluno e ci ha lasciato tutti molto
soddisfatti.
Volendo azzardare una valutazione numerica, da parte mia assegnerei alla nostra
avventura un bel 8. Se ci fosse stato il bel tempo, si sarebbe arrivati al 9,
anche al 9 e mezzo. Per il 10 ci voleva qualcosa d'altro ... Tant pis! A la
prochaine!
Chi ha avuto la pazienza di
arrivare in fondo a questo diario, tenga conto che è stato scritto nel 1984, che
eravamo MOLTO più giovani eccetera eccetera ...
Nella pagina successiva c'è anche un resoconto economico: abbiamo speso
complessivamente 2.361.600 lire, ovvero meno di 400.000 lire a testa
(pernottamenti, cene, consumazioni, pranzi ...) Sarebbe interessante rapportare
le cifre ai valori attuali: se qualcuno avesse tempo e voglia ...
