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Questo è il diario/rendiconto del mio primo trekking importante. Solamente due i
partecipanti, io e Ruggero. Il nostro progetto è di fare il sentiero Roma (alta
Valmasino) e l'alta via della Valmalenco in 10 tappe. Scoprite voi se abbiamo
rispettato le previsioni ...
Correva l'anno 1983; oggi, 6 marzo 2005, sto iniziando la stesura per il web.
Sono passati 22 anni! Se leggete questo diario, tenetene conto!
1° giorno - 31 luglio
Carnate - Rifugio Brasca (Val Codera)
Ore 7.08 - Stazione di Carnate-Usmate: inizia l'avventura.
Si profilano subito difficoltà per l'enorme peso degli zaini! Arriviamo a
Novate Mezzola alle 9.30 e dopo una frugale colazione iniziamo a camminare. Dopo
un breve tratto di strada asfaltata imbocchiamo il sentiero che si inerpica
subito con ripidi gradini.
Il peso dello zaino, il sole a picco, la sete (non abbiamo riempito le borracce
per non gravarci di un ulteriore peso, tanto, abbiamo pensato, acqua ne
troveremo lungo la strada...) rendono la salita molto faticosa. Verso le 12
arriviamo a Codera. Acqua! Poi pastasciutta, costate di maiale (poche) e vino
(tanto). Sosta obbligata fino alle 14.00, poi dopo abbondanti abluzioni con
freschissima acqua (per combattere il vino) si riparte.
Il primo tratto del percorso è pesante (sempre sotto il sole, si schianta) poi,
a circa un'ora da rifugio, il paesaggio diventa più bello, più alpino. Abbiamo
assaggiato l'acqua di tutti i ruscelli e di tutte le fontane per mitigare
l'arsura e diminuire la fatica.
Verso le 17.00 arriviamo. Relax! Piacevole compagnia, cena.
[Trascrivendo, mi sono
accorto che non avevo neppure segnato il nome del rifugio, ovviamente il Brasca,
m. 1304]
2° giorno - 1 agosto
rifugio Brasca - rifugio Gianetti (Val Porcellizzo)
Se il giorno si vede dal
mattino ...
Sveglia alle 6, colazione con le due donzelle che abbiamo conosciuto ieri sera;
siccome devono fare il passo dell'Orio e non conoscono la strada, si affidano
alla nostra guida in quanto, anche se le destinazioni sono diverse, gran parte
del percorso è in comune. La fiducia è ben riposta. Infatti, a pochi minuti dal
Branca, abbiamo già perso la strada! Dobbiamo tribolare una mezz'oretta per
ritrovare il sentiero, attraversando più volte un torrente, con l'aiuto di un
pastore ci rimettiamo sul giusto percorso.
Il sentiero si inerpica subito, dapprima in un bosco, poi su una pietraia di
granito. Siamo tutti molto provati (=cotti). Sotto la cima del Barbacane le
nostre strade dividono. Ci attende un ripido canalone con sfasciume, poi un
nevaio, breve ma con forte pendenza. Chissà se anche le due ragazze avranno
trovato un nevaio "tosto", non avevano le piccozze.
Alle 13.30 siamo raggiungiamo finalmente il passo del Barbacan (m. 2600).
Abbiamo impiegato 6 ore, ci avevano detto 2 ore/2 ore e mezza! URGE alleggerire
gli zaini, questione di sopravvivenza!
Poi discesa, un pezzo più o meno in piano, infine risalita verso la Gianetti (m.
2535). Più tardi, direttamente da Carnate, arriveranno Giuseppe e Adriano.
Affiderò a loro parte del mio carico per rendere più leggero il mio zaino.
[Non ricordo di cosa mi
sono privato; credo un paio di scarponcini di scorta e qualche capo di
abbigliamento non indispensabile]
Domani ci attende una
tappa lunga e difficile. Speriamo bene!
3° giorno - 2 agosto
rifugio Gianetti - rifugio Allievi (Val di Zocca)
ore 7.30 - Salutiamo
Giuseppe e Adriano e partiamo.
Il passo del Camerozzo è abbastanza impegnativo, a quanto pare il punto più
difficile del percorso. Dopo lungo avvicinamento si sale direttamente su roccia,
alcuni passaggi con corda fissa. A parte alcuni passaggi un po' esposti si
procede bene. La discesa si fa più problematica, anche se i passaggi più
difficili sono attrezzati. Qualche corda in più però non avrebbe guastato.
Siamo partiti con cielo coperto e arriveremo con cielo coperto. Peccato non aver
potuto godere delle viste magnificate dal libretto guida. Penso che sarebbe
stato uno spettacolo entusiasmante.
Passiamo poi il passo del Qualido e il passo dell'Averta. Anche se non difficili
in assoluto, la discesa soprattutto può presentare qualche problema, perchè
molto ripida.
Arriviamo al rifugio Allievi (m. 2390) piuttosto stanchi ma, stavolta, in
perfetto orario rispetto ai tempi indicati dalla guida: 7 ore (alle 14.30)
Incomincia a piovere. Non c'è posto nel dormitorio, il gestore ci manda nel
sottotetto. La pioggia e il vento fanno un rumore assordante. Se domani sarà
brutto, non partiremo
4° giorno - 3 agosto
bloccati dal maltempo al rifugio Allievi
Neve! E' nevicato e sta
ancora nevicando. Decidiamo di aspettare le 10 per vedere se il tempo si rimette
al bello. Niente da fare. La mattinata passa allietata dai racconti del gestore
del rifugio, il mitico Fiorelli. Siamo rimasti in 14. Gli altri sono partiti, 4
tedeschi con guida per il passo di Zocca, verso la Svizzera, i rimanenti sono
scesi a valle.
Nel pomeriggio il tempo non accenna a migliorare. Il forte vento fa turbinare la
neve caduta nella mattinata (=tormenta!), la temperatura scende sotto zero,
l'acqua che dal ruscello arriva alla fontana esterna è gelata.
Dopo abbondante cena, bevute, risate, andiamo a letto, stavolta nelle comode
brande lasciate libere da coloro che sono partiti.

Una pagina del mio diario,
con l'illustrazione di Ruggero.
5° giorno - 4 agosto
rifugio Allievi - rifugio Ponti
Caro diario, hai rischiato
di fare una brutta fine, di bruciare!
Stamani ci siamo alzati tutti piuttosto tardi, dato che il sentiero al mattino
presto era ghiacciato e sarebbe stato molto imprudente partire con tali
condizioni.
Mentre facevamo colazione abbiamo notato che la stanza si riempiva di fumo, ma
non ci abbiamo fatto molto caso, attribuendo il fumo alla biancheria che stava
asciugando sopra la stufa. Fortunatamente la moglie del gestore si è accorta in
tempo che era STAVA BRUCIANDO LA PARETE DIETRO ALLA STUFA! La protezione di
amianto si era forata e la parete stava andando a fuoco! Pronto intervento del
Fiorelli con tazze d'acqua ed il pericolo di incendio è scongiurato.
Il tempo, anche se non è dei migliori, sembra possa tenere. C'è qualche
schiarita, il vento è calato di intensità. Decidiamo di partire con 5
escursionisti dell'Arci-Milano con i quali abbiamo simpatizzato durante la sosta
forzata al rifugio.
Fa freddo, sul sentiero c'è neve, per attraversare i numerosi torrentelli
bisogna togliere il ghiaccio dai sassi, sulle placche di granito gelate bisogna
fare molta attenzione. Arriviamo comunque abbastanza ben al passo del Torrone,
qualche difficoltà a scendere. Attraversiamo tutta la Val Torrone (sempre su
sassi, o meglio, massi, morene, attraversamento di torrenti) e arriviamo al
ripido nevaio che porta al passo Cameraccio.
La neve fresca ci evita di mettere i ramponi, ma la fatica è notevole. La
discesa è agevole, molto lunga la traversata della Val di Mello.
La bocchetta Roma è più impegnativa del previsto, con ripido nevaio e tratto
finale su roccette, con attacco impegnativo (corda fissa rotta!). Scendiamo con
passo stanco, sempre saltando di masso in masso, arrivando finalmente
all'accogliente rifugio Ponti (m. 2585)
Siamo partiti alle 9.20 I primi arrivano alle 19.00, gli ultimi alle 19.30 Tempo
impiegato: 10 ORE!! alla faccia delle indicazioni della guida (5-6 ore)
Ci rifocilliamo con un'ottima cena, gli amici di Milano vanno subito a letto,
noi rimaniamo a scrivere questo diario.
CON QUESTA TAPPA TERMINA IL
"SENTIERO "ROMA"
CREDO DI FARE COSA GRADITA A CHI CERCA INDICAZIONI PIU' PRECISE (QUESTO E' SOLO
UN DIARIO!) METTENDO IN FONDO A QUESTA PAGINA UNA VALIDA DESCRIZIONE CHE HO
SEMPLICEMENTE COPIATO E INCOLLATO DAL
SITO
www.vaol.it
Per andare
direttamente alla descrizione in fondo alla pagina cliccate sul bottone

6° giorno - 5 agosto
rifugio Ponti - rifugio Bosio (al piano Airale)
I gruppi si dividono. Alle 7
sentiamo i Milanesi in partenza per il ghiacciaio del Ventina. Noi partiamo
verso le 8.
La salita al passo di Preda Rossa (m. 2839) è faticosa, tanto per cambiare. Il
solito nevaio ripido (neve ripida, ma ce l'abbiamo fatta senza mettere i
ramponi) poi sfasciume e roccette. Sotto il passo c'è il bivacco Desio, dove
sostiamo un po'. Scendiamo per neve ancora in parte ghiacciata e io ... scivolo
e parto! Riesco a girarmi e a frenare con le unghie, poi mi fermo contro un
sasso. Non mi sono spaventato molto perchè non c'erano grossi pericoli (ad
esempio strapiombi). Se avessi preso velocità avrei comunque rischiato di farmi
male.
Poi la discesa diventa noiosa: i soliti massi e i soliti lastroni di serpentino.
Ci abbassiamo parecchio, dopo tanti sassi ritroviamo di nuovo la vegetazione, il
paesaggio cambia radicalmente: verdi pascoli, ruscelli, pinete. E' quasi un
paradiso!
Il rifugio Bosio è molto bello, ci si potrebbe passare delle vacanze
meravigliose in pieno relax. E' gestito da volontari dell'O.M.G. - Operazione
Mato Grosso. Siamo arrivati alle 12.10 (4h. 10'), abbiamo mangiato la polenta,
preso un po' di sole sul prato e, soprattutto CI SIAMO LAVATI! Era ora! L'acqua
era fredda ma non gelida (siamo pur sempre sopra i 2000, per l'esattezza a m.
2078), il rifugio è dotato di ottimi servizi igienici. Alla Gianetti ci si
poteva lavare solo la faccia, all'Allievi c'era un gabbiotto esterno con scarico
su una pozza d'acqua e una fontanelle per lavarsi all'aperto, alla Ponti c'erano
i servizi interni ma solo il lavabo.
[chi mi legge non dimentichi parlo
del 1983! la situazione è sicuramente cambiata da allora]
Alla sera, ottima cena, nonostante l'affollamento del rifugio. Poi, finalmente,
una bella cantata fino a tardi. Ci è dispiaciuto dover andare a letto. Nel
complesso bellissima giornata, poco faticosa.
Abbiamo anche visto l'elicottero che ha portato le provviste. Anche noi abbiamo
aiutato a trasportarle dal prato al rifugio.

7° giorno - 6 agosto
rifugio Bosio - rifugio Porro (Alpe Ventina)
Ieri sera si era un poco
rannuvolato, stamani è sereno. Ci spiace lasciare l'accogliente rifugio Bosio
(tra l'altro, il meno caro di quelli incontrati finora).
Partiamo verso le 7.30 con uno splendido sentiero che però ha un difetto, ci
porta troppo verso il basso. Scendiamo infatti a 1400 metri. Durante il percorso
dominiamo dall'alto gli abitati di Caspoggio, Chiesa, Lanzada. Davanti a noi
Piazzo Cavalli, sopra Caspoggio.
Al bivio che indica il passo del Ventina cambiamo direzione e ci rimettiamo a
salire, dapprima abbastanza gradatamente in mezzo ai boschi. Il sentiero si
inerpica però ben presto in mezzo ai pini mughi (che intralciano la nostra
marcia perchè la piccozza si impiglia spesso) poi il paesaggio si fa nuovamente
brullo: pietre, pietre, e ancora pietre ...
La prima balza è faticosa, poi c'è un'altra balza che porta al laghetto e infine
l'ultimo dislivello per raggiungere, finalmente, il passo del Ventina. Siamo
risaliti a quasi 2700 metri!
La discesa è abbastanza veloce, a picco sul fondovalle dove c'è il rifugio
Porro. "Incrociamo" il ghiacciaio del Ventina, quello che avrebbero dovuto fare
gli amici di Milano.
Facciamo conoscenza di Adriano con moglie e figlia, che hanno fatto la nostra
stessa tappa. E' amico di Marzio M. e ha spesso sentito parlare di Barny.
La cena sarà, pare, a turni perchè il rifugio è pieno zeppo e servono la cena
anche ai campeggiatori del CAI di Milano piazzati nelle adiacenze del rifugio
(m. 1965)
[ovviamente ho scritto
il diario prima di cena e l'ho ripreso dopo]
A dispetto dell'affollamento, la cena è stata ottima, con ben 4 contorni di
verdure! Dopo cena, ancora cori, un po' più sguaiati di quelli della sera
precedente, in compenso più "disinvolti"
[repertorio di canzoni popolari,
del genere "chansons à boire" in aggiunta ai canti di montagna]
Dormiamo nel sottotetto, stavolta però attrezzato a dormitorio.
8° giorno
- 7 agosto
rifugio Porro - rifugio Longoni
E' domenica. Abbiamo deciso
che quella di oggi sarà una giornata "relax!"
Scendiamo dalla Porro verso le 8. Dopo poche decine di metri il sentiero diventa
comoda mulattiera (questo spiega la facilità dei rifornimenti). In 45 minuti
arriviamo a Chiareggio e troviamo subito l'albergo "Genzianella" e andiamo a
salutare Barny e Antonella. Qualche spesa per reintegrare la dispensa, il
giornale, poi andiamo a Messa. Quattro chiacchiere per arrivare all'ora di
pranzo. Siamo ospiti di Antonella e Barny al Genzianella. Ci aspetta un pranzo
veramente ottimo e completo: antipasto, agnolotti, punta di vitello con
contorno, dolce, caffé, genepì.
Verso le 15 dobbiamo rimetterci in marcia per raggiungere il rifugio Longoni.
Dopo un pranzo così abbondante, è dura! Comunque con un ritmo sostenuto
percorriamo il sentiero, facile ma abbastanza ripido. Non ci concediamo soste in
quanto il cielo è sempre coperto e fa freddo, quando ci fermiamo il sudore ci
gela addosso. Arriviamo al rifugio dopo due ore e venti minuti. Siamo partiti da
quota 1600 e siamo arrivati a 2450. Peccato per il tempo; la vista deve essere
stupenda, praticamente dominiamo il ramo della Valmalenco che arriva a
Chiareggio.
9° giorno - 8 agosto
rifugio Longoni - rifugio Alpe Musella (m. 2060)
Ci svegliamo con un tempo,
finalmente, decisamente bello. Stanotte ha fatto freddo, l'erba bagnata è
gelata.
Partiamo alle 7.30 e scendiamo a valle per un sentierino che sbocca, dopo circa
mezz'ora, sulla carrozzabile, non asfaltata, che porta allo Scerscen per lo sci
estivo. L'ottimo burro della colazione (formidabile!) funge egregiamente da
carburante. Vicino all'abitato di S. Giuseppe prendiamo un sentierino che sale
nei boschi, che però si perde quasi subito. Ridiscendiamo per l'altro versante
un po' a fatica e riprendiamo il sentiero segnalato. Al lago Palù approfittiamo
del bel tempo per mettere mano alle vettovaglie, anche se sono solamente le 11.
E' dura ripartire, si stava tanto bene! Sotto il sole riprendiamo il cammino e
saliamo a un passo (niente di paragonabile con i numerosi passi della tappe
precedenti: in pratica il sentiero cambia semplicemente di versante).
Scendiamo a Campolungo, poi con un bellissimo sentiero nei boschi passiamo
vicino allo Scerscen e puntiamo all'alpeggio Musella, dove c'è l'omonimo rifugio
(anzi, i due rifugi). Ci arriviamo verso le 15.
Anche oggi una bella camminata di 7 ore e mezza, sosta al lago compresa. Il
rifugio è molto bello, quasi un alberghetto. Ne approfittiamo per lavarci a
dovere e per fare anche un po' di bucato.
Per cena ci facciamo preparare la polenta con brasato, poi un piatto di verdure
con formaggio. Il tutto annaffiato da 3 bottiglie di Inferno D.O.C. Al nostro
tavolo eravamo però in 9: noi due, Adriano con moglie e figlia, tre marchigiani
e un romano.
E dormiamo in una camera da cinque CON LE LENZUOLA! Che lusso!
10° giorno - 9 agosto
rifugio Alpe Musella - rifugio Bignami
La compagnia si scioglie: i
tre marchigiani e il romano scendono a valle, Adriano con Valeria e Lella vanno
verso il rifugio Bignami, noi verso il rifugio Marinelli.
Il primo pezzo del percorso verso il rifugio Carate è allietato da una visione
inconsueta: una ragazza con un bikini piuttosto ridotto. Miracolo!