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Questo è il diario/rendiconto del mio primo trekking importante. Solamente due i partecipanti, io e Ruggero. Il nostro progetto è di fare il sentiero Roma (alta Valmasino) e l'alta via della Valmalenco in 10 tappe. Scoprite voi se abbiamo rispettato le previsioni ...

Correva l'anno 1983; oggi, 6 marzo 2005, sto iniziando la stesura per il web. Sono passati 22 anni! Se leggete questo diario, tenetene conto!

1° giorno - 31 luglio
Carnate - Rifugio Brasca (Val Codera)

Ore 7.08 - Stazione di Carnate-Usmate: inizia l'avventura.
Si profilano subito difficoltà per l'enorme peso degli zaini! Arriviamo a Novate Mezzola alle 9.30 e dopo una frugale colazione iniziamo a camminare. Dopo un breve tratto di strada asfaltata imbocchiamo il sentiero che si inerpica subito con ripidi gradini.
Il peso dello zaino, il sole a picco, la sete (non abbiamo riempito le borracce per non gravarci di un ulteriore peso, tanto, abbiamo pensato, acqua ne troveremo lungo la strada...) rendono la salita molto faticosa. Verso le 12 arriviamo a Codera. Acqua! Poi pastasciutta, costate di maiale (poche) e vino (tanto). Sosta obbligata fino alle 14.00, poi dopo abbondanti abluzioni con freschissima acqua (per combattere il vino) si riparte.
Il primo tratto del percorso è pesante (sempre sotto il sole, si schianta) poi, a circa un'ora da rifugio, il paesaggio diventa più bello, più alpino. Abbiamo assaggiato l'acqua di tutti i ruscelli e di tutte le fontane per mitigare l'arsura e diminuire la fatica.
Verso le 17.00 arriviamo. Relax! Piacevole compagnia, cena.
[Trascrivendo, mi sono accorto che non avevo neppure segnato il nome del rifugio, ovviamente il Brasca, m. 1304]

2° giorno - 1 agosto
rifugio Brasca - rifugio Gianetti (Val Porcellizzo)

Se il giorno si vede dal mattino ...
Sveglia alle 6, colazione con le due donzelle che abbiamo conosciuto ieri sera; siccome devono fare il passo dell'Orio e non conoscono la strada, si affidano alla nostra guida in quanto, anche se le destinazioni sono diverse, gran parte del percorso è in comune. La fiducia è ben riposta. Infatti, a pochi minuti dal Branca, abbiamo già perso la strada! Dobbiamo tribolare una mezz'oretta per ritrovare il sentiero, attraversando più volte un torrente, con l'aiuto di un pastore ci rimettiamo sul giusto percorso.
Il sentiero si inerpica subito, dapprima in un bosco, poi su una pietraia di granito. Siamo tutti molto provati (=cotti). Sotto la cima del Barbacane le nostre strade dividono. Ci attende un ripido canalone con sfasciume, poi un nevaio, breve ma con forte pendenza. Chissà se anche le due ragazze avranno trovato un nevaio "tosto", non avevano le piccozze.
Alle 13.30 siamo raggiungiamo finalmente il passo del Barbacan (m. 2600). Abbiamo impiegato 6 ore, ci avevano detto 2 ore/2 ore e mezza! URGE alleggerire gli zaini, questione di sopravvivenza!
Poi discesa, un pezzo più o meno in piano, infine risalita verso la Gianetti (m. 2535). Più tardi, direttamente da Carnate, arriveranno Giuseppe e Adriano. Affiderò a loro parte del mio carico per rendere più leggero il mio zaino.
[Non ricordo di cosa mi sono privato; credo un paio di scarponcini di scorta e qualche capo di abbigliamento non indispensabile]
Domani ci attende una tappa lunga e difficile. Speriamo bene!

3° giorno - 2 agosto
rifugio Gianetti - rifugio Allievi (Val di Zocca)

ore 7.30 - Salutiamo Giuseppe e Adriano e partiamo.
Il passo del Camerozzo è abbastanza impegnativo, a quanto pare il punto più difficile del percorso. Dopo lungo avvicinamento si sale direttamente su roccia, alcuni passaggi con corda fissa. A parte alcuni passaggi un po' esposti si procede bene. La discesa si fa più problematica, anche se i passaggi più difficili sono attrezzati. Qualche corda in più però non avrebbe guastato.
Siamo partiti con cielo coperto e arriveremo con cielo coperto. Peccato non aver potuto godere delle viste magnificate dal libretto guida. Penso che sarebbe stato uno spettacolo entusiasmante.
Passiamo poi il passo del Qualido e il passo dell'Averta. Anche se non difficili in assoluto, la discesa soprattutto può presentare qualche problema, perchè molto ripida.
Arriviamo al rifugio Allievi (m. 2390) piuttosto stanchi ma, stavolta, in perfetto orario rispetto ai tempi indicati dalla guida: 7 ore (alle 14.30)
Incomincia a piovere. Non c'è posto nel dormitorio, il gestore ci manda nel sottotetto. La pioggia e il vento fanno un rumore assordante. Se domani sarà brutto, non partiremo

4° giorno - 3 agosto
bloccati dal maltempo al rifugio Allievi

Neve! E' nevicato e sta ancora nevicando. Decidiamo di aspettare le 10 per vedere se il tempo si rimette al bello. Niente da fare. La mattinata passa allietata dai racconti del gestore del rifugio, il mitico Fiorelli. Siamo rimasti in 14. Gli altri sono partiti, 4 tedeschi con guida per il passo di Zocca, verso la Svizzera, i rimanenti sono scesi a valle.
Nel pomeriggio il tempo non accenna a migliorare. Il forte vento fa turbinare la neve caduta nella mattinata (=tormenta!), la temperatura scende sotto zero, l'acqua che dal ruscello arriva alla fontana esterna è gelata.
Dopo abbondante cena, bevute, risate, andiamo a letto, stavolta nelle comode brande lasciate libere da coloro che sono partiti.

Una pagina del mio diario, con l'illustrazione di Ruggero.

5° giorno - 4 agosto
rifugio Allievi - rifugio Ponti

Caro diario, hai rischiato di fare una brutta fine, di bruciare!
Stamani ci siamo alzati tutti piuttosto tardi, dato che il sentiero al mattino presto era ghiacciato e sarebbe stato molto imprudente partire con tali condizioni.
Mentre facevamo colazione abbiamo notato che la stanza si riempiva di fumo, ma non ci abbiamo fatto molto caso, attribuendo il fumo alla biancheria che stava asciugando sopra la stufa. Fortunatamente la moglie del gestore si è accorta in tempo che era STAVA BRUCIANDO LA PARETE DIETRO ALLA STUFA! La protezione di amianto si era forata e la parete stava andando a fuoco! Pronto intervento del Fiorelli con tazze d'acqua ed il pericolo di incendio è scongiurato.
Il tempo, anche se non è dei migliori, sembra possa tenere. C'è qualche schiarita, il vento è calato di intensità. Decidiamo di partire con 5 escursionisti dell'Arci-Milano con i quali abbiamo simpatizzato durante la sosta forzata al rifugio.
Fa freddo, sul sentiero c'è neve, per attraversare i numerosi torrentelli bisogna togliere il ghiaccio dai sassi, sulle placche di granito gelate bisogna fare molta attenzione. Arriviamo comunque abbastanza ben al passo del Torrone, qualche difficoltà a scendere. Attraversiamo tutta la Val Torrone (sempre su sassi, o meglio, massi, morene, attraversamento di torrenti) e arriviamo al ripido nevaio che porta al passo Cameraccio.
La neve fresca ci evita di mettere i ramponi, ma la fatica è notevole. La discesa è agevole, molto lunga la traversata della Val di Mello.
La bocchetta Roma è più impegnativa del previsto, con ripido nevaio e tratto finale su roccette, con attacco impegnativo (corda fissa rotta!). Scendiamo con passo stanco, sempre saltando di masso in masso, arrivando finalmente all'accogliente rifugio Ponti (m. 2585)
Siamo partiti alle 9.20 I primi arrivano alle 19.00, gli ultimi alle 19.30 Tempo impiegato: 10 ORE!! alla faccia delle indicazioni della guida (5-6 ore)
Ci rifocilliamo con un'ottima cena, gli amici di Milano vanno subito a letto, noi rimaniamo a scrivere questo diario.

CON QUESTA TAPPA TERMINA IL "SENTIERO "ROMA"
CREDO DI FARE COSA GRADITA A CHI CERCA INDICAZIONI PIU' PRECISE (QUESTO E' SOLO UN DIARIO!) METTENDO IN FONDO A QUESTA PAGINA UNA VALIDA DESCRIZIONE CHE HO SEMPLICEMENTE COPIATO E INCOLLATO DAL
SITO www.vaol.it
Per andare direttamente alla descrizione in fondo alla pagina cliccate sul bottone sentiero Roma

6° giorno - 5 agosto
rifugio Ponti - rifugio Bosio (al piano Airale)

I gruppi si dividono. Alle 7 sentiamo i Milanesi in partenza per il ghiacciaio del Ventina. Noi partiamo verso le 8.
La salita al passo di Preda Rossa (m. 2839) è faticosa, tanto per cambiare. Il solito nevaio ripido (neve ripida, ma ce l'abbiamo fatta senza mettere i ramponi) poi sfasciume e roccette. Sotto il passo c'è il bivacco Desio, dove sostiamo un po'. Scendiamo per neve ancora in parte ghiacciata e io ... scivolo e parto! Riesco a girarmi e a frenare con le unghie, poi mi fermo contro un sasso. Non mi sono spaventato molto perchè non c'erano grossi pericoli (ad esempio strapiombi). Se avessi preso velocità avrei comunque rischiato di farmi male.
Poi la discesa diventa noiosa: i soliti massi e i soliti lastroni di serpentino. Ci abbassiamo parecchio, dopo tanti sassi ritroviamo di nuovo la vegetazione, il paesaggio cambia radicalmente: verdi pascoli, ruscelli, pinete. E' quasi un paradiso!
Il rifugio Bosio è molto bello, ci si potrebbe passare delle vacanze meravigliose in pieno relax. E' gestito da volontari dell'O.M.G. - Operazione Mato Grosso. Siamo arrivati alle 12.10 (4h. 10'), abbiamo mangiato la polenta, preso un po' di sole sul prato e, soprattutto CI SIAMO LAVATI! Era ora! L'acqua era fredda ma non gelida (siamo pur sempre sopra i 2000, per l'esattezza a m. 2078), il rifugio è dotato di ottimi servizi igienici. Alla Gianetti ci si poteva lavare solo la faccia, all'Allievi c'era un gabbiotto esterno con scarico su una pozza d'acqua e una fontanelle per lavarsi all'aperto, alla Ponti c'erano i servizi interni ma solo il lavabo.
[chi mi legge non dimentichi parlo del 1983! la situazione è sicuramente cambiata da allora]
Alla sera, ottima cena, nonostante l'affollamento del rifugio. Poi, finalmente, una bella cantata fino a tardi. Ci è dispiaciuto dover andare a letto. Nel complesso bellissima giornata, poco faticosa.
Abbiamo anche visto l'elicottero che ha portato le provviste. Anche noi abbiamo aiutato a trasportarle dal prato al rifugio.

 

7° giorno - 6 agosto
rifugio Bosio - rifugio Porro (Alpe Ventina)

Ieri sera si era un poco rannuvolato, stamani è sereno. Ci spiace lasciare l'accogliente rifugio Bosio (tra l'altro, il meno caro di quelli incontrati finora).
Partiamo verso le 7.30 con uno splendido sentiero che però ha un difetto, ci porta troppo verso il basso. Scendiamo infatti a 1400 metri. Durante il percorso dominiamo dall'alto gli abitati di Caspoggio, Chiesa, Lanzada. Davanti a noi Piazzo Cavalli, sopra Caspoggio.
Al bivio che indica il passo del Ventina cambiamo direzione e ci rimettiamo a salire, dapprima abbastanza gradatamente in mezzo ai boschi. Il sentiero si inerpica però ben presto in mezzo ai pini mughi (che intralciano la nostra marcia perchè la piccozza si impiglia spesso) poi il paesaggio si fa nuovamente brullo: pietre, pietre, e ancora pietre ...
La prima balza è faticosa, poi c'è un'altra balza che porta al laghetto e infine l'ultimo dislivello per raggiungere, finalmente, il passo del Ventina. Siamo risaliti a quasi 2700 metri!
La discesa è abbastanza veloce, a picco sul fondovalle dove c'è il rifugio Porro. "Incrociamo" il ghiacciaio del Ventina, quello che avrebbero dovuto fare gli amici di Milano.
Facciamo conoscenza di Adriano con moglie e figlia, che hanno fatto la nostra stessa tappa. E' amico di Marzio M. e ha spesso sentito parlare di Barny.
La cena sarà, pare, a turni perchè il rifugio è pieno zeppo e servono la cena anche ai campeggiatori del CAI di Milano piazzati nelle adiacenze del rifugio (m. 1965)
[ovviamente ho scritto il diario prima di cena e l'ho ripreso dopo] A dispetto dell'affollamento, la cena è stata ottima, con ben 4 contorni di verdure! Dopo cena, ancora cori, un po' più sguaiati di quelli della sera precedente, in compenso più "disinvolti" [repertorio di canzoni popolari, del genere "chansons à boire" in aggiunta ai canti di montagna]
Dormiamo nel sottotetto, stavolta però attrezzato a dormitorio.

8° giorno - 7 agosto
rifugio Porro - rifugio Longoni

E' domenica. Abbiamo deciso che quella di oggi sarà una giornata "relax!"
Scendiamo dalla Porro verso le 8. Dopo poche decine di metri il sentiero diventa comoda mulattiera (questo spiega la facilità dei rifornimenti). In 45 minuti arriviamo a Chiareggio e troviamo subito l'albergo "Genzianella" e andiamo a salutare Barny e Antonella. Qualche spesa per reintegrare la dispensa, il giornale, poi andiamo a Messa. Quattro chiacchiere per arrivare all'ora di pranzo. Siamo ospiti di Antonella e Barny al Genzianella. Ci aspetta un pranzo veramente ottimo e completo: antipasto, agnolotti, punta di vitello con contorno, dolce, caffé, genepì.
Verso le 15 dobbiamo rimetterci in marcia per raggiungere il rifugio Longoni. Dopo un pranzo così abbondante, è dura! Comunque con un ritmo sostenuto percorriamo il sentiero, facile ma abbastanza ripido. Non ci concediamo soste in quanto il cielo è sempre coperto e fa freddo, quando ci fermiamo il sudore ci gela addosso. Arriviamo al rifugio dopo due ore e venti minuti. Siamo partiti da quota 1600 e siamo arrivati a 2450. Peccato per il tempo; la vista deve essere stupenda, praticamente dominiamo il ramo della Valmalenco che arriva a Chiareggio.

9° giorno - 8 agosto
rifugio Longoni - rifugio Alpe Musella (m. 2060)

Ci svegliamo con un tempo, finalmente, decisamente bello. Stanotte ha fatto freddo, l'erba bagnata è gelata.
Partiamo alle 7.30 e scendiamo a valle per un sentierino che sbocca, dopo circa mezz'ora, sulla carrozzabile, non asfaltata, che porta allo Scerscen per lo sci estivo. L'ottimo burro della colazione (formidabile!) funge egregiamente da carburante. Vicino all'abitato di S. Giuseppe prendiamo un sentierino che sale nei boschi, che però si perde quasi subito. Ridiscendiamo per l'altro versante un po' a fatica e riprendiamo il sentiero segnalato. Al lago Palù approfittiamo del bel tempo per mettere mano alle vettovaglie, anche se sono solamente le 11.
E' dura ripartire, si stava tanto bene! Sotto il sole riprendiamo il cammino e saliamo a un passo (niente di paragonabile con i numerosi passi della tappe precedenti: in pratica il sentiero cambia semplicemente di versante).
Scendiamo a Campolungo, poi con un bellissimo sentiero nei boschi passiamo vicino allo Scerscen e puntiamo all'alpeggio Musella, dove c'è l'omonimo rifugio (anzi, i due rifugi). Ci arriviamo verso le 15.
Anche oggi una bella camminata di 7 ore e mezza, sosta al lago compresa. Il rifugio è molto bello, quasi un alberghetto. Ne approfittiamo per lavarci a dovere e per fare anche un po' di bucato.
Per cena ci facciamo preparare la polenta con brasato, poi un piatto di verdure con formaggio. Il tutto annaffiato da 3 bottiglie di Inferno D.O.C. Al nostro tavolo eravamo però in 9: noi due, Adriano con moglie e figlia, tre marchigiani e un romano.
E dormiamo in una camera da cinque CON LE LENZUOLA! Che lusso!

10° giorno - 9 agosto
rifugio Alpe Musella - rifugio Bignami

La compagnia si scioglie: i tre marchigiani e il romano scendono a valle, Adriano con Valeria e Lella vanno verso il rifugio Bignami, noi verso il rifugio Marinelli.
Il primo pezzo del percorso verso il rifugio Carate è allietato da una visione inconsueta: una ragazza con un bikini piuttosto ridotto. Miracolo!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

LA DOCUMENTAZIONE CHE SEGUE E' STATA COPIATA DAL SITO www.vaol.it  E POI  INCOLLATA IN QUESTA PAGINA DEL MIO SITO

SENTIERO ROMA

Da Novate Mezzola alla Val Masino. Uno dei più affascinanti percorsi sulle alpi centrali

Scorcio di Novate Mezzola
Il sentiero nasce nel 1928 su richiesta del C.A.I. di Milano e fu tracciato dalle guide della Val Masino, per poter collegare i suoi rifugi, dal rifugio Ponti al rifugio Giannetti, con il passare degli anni è stato prolungato a ovest fino a Novate per il sorgere di altri rifugi del C.A.I. di Milano in Val Codera. Quest’ultima è l’unica valle alpina a potersi vantare di non essere stata contaminata dall’asfalto e dal cemento, il che la rende ancor più affascinate e sembra quasi che il tempo si sia fermato. Il tracciato si sviluppa inizialmente lungo un sentiero tra le rocce dove l’uomo ha ricavato degli scalini per poi spianare attraverso la Val Codera per poi cominciare un susseguirsi di saliscendi tra passi e granitiche cime.

 
  • 1°Tappa (da Novate Mezzola al rifugio Brasca):
     
    Abitato di Codera.
    Il percorso inizia a 316 metri dal parcheggio di Mezzolpiano a Novate Mezzola, dove inizia una bellissima mulattiera spesso scalinata ed incisa nel granito, che nel primo tratto sale in un bosco di castagni. La mulattiera, aggira il fianco della val Codera, raggiungendo poi l'abitato di Avedee (790 m.), arrivando fino al paese di Codera (825 m.). Il paese di Codera, presenta vari motivi d'interesse, tra cui il caratteristico museo etnografico. Seguendo le indicazioni, si lascia il paese
    Bresciàdega


    si prosegue su un sentiero che impone molti saliscendi salendo con molta gradualità, arrivando improvvisamente alla piana di Bresciàdega (1214 m.), dove si trova anche l'omonimo rifugio. Qui si apre il primo scorcio di profili granitici, si tratta delle cime della valle dell'Averta. Proseguendo per lo stesso sentiero camminando di buon passo per circa 4.30 ore si arriverà alla meta della prima giornata di trekking, cioè il rifugio Brasca.

     
  • Informazioni utili:

     
    Tempo percorrenza: 4 h e 30 min
    Segnaletica: Buona
    Dislivello: Mt. 1000
    Grado Difficoltà: Itinerario escursionistico (E)


     
  • 2°Tappa (dal rifugio Brasca al rifugio Gianetti):
     
    Val Codera vista dal passo del Barbacan.
    Dopo il meritato riposo al rifugio Brasca, inizia la parte più difficile del percorso, adatta solo ad escursionisti esperti. Dal rifugio Brasca, ci si muove salutando lo scenario occidentale della Val Codera, per affrontare l’impegnativa salita al passo del Barbacan nord, lungo la valle dell’Averta. – la deviazione è opportunamente segnalata poco dopo l’alpe Coeder – La salita in valle dell’Averta, non concede respiri. Il sentiero non è sempre ben evidente ma è comunque ben segnalato. Dapprima, si sale su di un bosco nel lato sinistro della valle per poi uscire all’aperto, portarsi sul lato opposto e trovare le baite dell’alpe (1927 m.). Successivamente il sentiero piega leggermente a sinistra, rendendosi sempre meno visibile, ma grazie alle numerose segnalazioni è impossibile sbagliare. Dopo circa quattro ore di cammino, risalendo la parte terminale della valle si giunge finalmente al passo del Barbacan nord (2598 m.).
    Il passo del Barbacan nord.
    Arrivati qui, bisogna risalire fino alla fine il canalino che conduce ad un evidente intaglio che separa la valle dell’Averta alla Val Porcellizzo, per poi scendere con molta attenzione ai sassi un altro canalino simile al precedente, molto impegnativo della prima parte, che però scendendo diventa gradualmente più agevole. Da qui si può scorgere la cima della Val Porcellizzo, con le sue celeberrime cime, tra cui il famoso pizzo Badile, la cima della Bondasca e molte altre interessanti vette. Alla fine della discesa, ci si ritrova davanti un grosso masso, da dove è possibile scegliere molti itinerari per altre valli, comunque per chi vuole proseguire il sentiero Roma, dopo ancora un’ora e mezza di cammino, ci si ritrova al rifugio Gianetti, dove ci si può fermare a pernottare. Finisce cosi la seconda giornata di cammino.
    Il rifugio Gianetti.

     
  • Informazioni utili:
     

     
    Tempo percorrenza: 6 h
    Segnaletica: Buona
    Dislivello: Mt. 1290
    Grado Difficoltà: Itinerario escursionistico per esperti (EE)


     
  • 3°Tappa (dal rifugio Gianetti al rifugio Allievi - Bonacossa):
     
    Scorcio del passo del Camerozzo.
    Dopo il meritato riposo al rifugio Gianetti (2534 m.), ci si incammina verso est, percorrendo la bellissima conca del pizzo badile. Il tracciato con molti saliscendi e sempre ben segnalato, arriva ad una ripida discesa dove si deve aggirare uno sperone, per poi salire con ripide svolte per raggiungere il profondo intaglio del passo del Camerozzo (2765 m. – 1h 30)
    La valle del Ferro.




    sullo spartiacque che divide la Val Porcellizzo e la Val del Ferro in cui verso la fine della discesa si trovano corde metalliche fisse che rendono più agevoli gli spesso bagnati tratti rocciosi, quindi attenzione! Successivamente alla discesa, si incontra la Morena della Val del Ferro, su cui si continua quasi in piano, passando pochi metri dal monte del Bivacco Molteni-Valsecchi (2500 m.). Raggiunto il versante opposto della valle, si sale verso il passo Qualido (2647 m. 3h 30).
    Bivacco Molteni - Valsecchi.
    Con una discesa abbastanza agevole, si giunge in Val Qualido, che si traversa per poi salire verso il passo dell’Averta (2540 m. 4h 30) sullo spartiacque Qualido-Val di Zocca, da cui si può già scorgere il vicino Rif. Allievi-Bonacossa. Da qui si scende dallo stretto vallone con l’ausilio di alcune corde fisse e si attraversa la conca dove sono presenti gradoni e chiazze erbose, fino a raggiungere il rifugio Allievi-Bonacossa (2395 m. 6h). In questo rifugio si può pernottare, concludendo cosi la terza giornata di cammino.

     
  • Informazioni utili:

     
    Tempo percorrenza: 6 h
    Segnaletica: Buona
    Dislivello: Mt. 550
    Grado Difficoltà: Itinerario escursionistico per esperti (EE)


     
  • 4°Tappa (dal rifugio Allievi - Bonacossa al rifugio Ponti):
     
    Il pizzo Torrone.
    Dal rifugio allievi-Bonacossa (2395 m.), si prende il sentiero pianeggiante diretto a sinistra verso est, dove si attraversa tutto il circo orientale della Val Zocca, sovrastato da molte vette selvagge. Prima di raggiungere lo spartiacque con la Val Torrone, il sentiero scende, raggiungendo l’intaglio ai piedi del monolitico Picco Luigi Amedeo.
    La Val Cameraccio.





    Al passo del Torrone (2518 m.), grazie all’ausilio delle corde fisse, si scala fino in Val Torrone, da dove poi si raggiunge il fondovalle, risalendo in direzione nord-ovest, dove tutta la catena della testata della valle offre uno dei più suggestivi panorami delle Alpi. Si prosegue verso il bivacco Manzi, raggiungendo poi il semplice ghiacciaio del Cameraccio, dove è utile l’utilizzo dei ramponi e della piccozza.
    Il rifugio Ponti.
    Qui si percorre diagonalmente il ghiacciaio, per portarsi poi al passo del Cameraccio (2950 m. 3h), ai piedi del pizzo torrone, che di risale agevolati dalle corde fisse. Dal passo si scende attraversando i vari nevai per iniziare la lunga traversata della testata della Val di Mello, passando ai piedi del Disgrazia. Un’ultima ripida salita porta a delle rocce, che attrezzate con funi metalliche, portano alla Bocchetta Roma (2824 m. 6h). Infine si scende semplicemente su di una morena, si giunge al gia visibile rifugio Ponti (2559 m. 6h 30). Qui si conclude la penultima giornata di cammino pernottando al rifugio.

     
  • Informazioni utili:

     
    Tempo percorrenza: 6 h 30
    Segnaletica: Buona
    Dislivello: Mt. 1100
    Grado Difficoltà: Itinerario escursionistico per esperti (EE)